DPI e Infortunio da “Coronavirus”

22 marzo 2020

DPI e Infortunio da “Coronavirus”

Focus sul D.L. n. 18/2020 o decreto “Cura Italia”

di Francesco Bacchini

Professore di Diritto del Lavoro presso l’Università di Milano – Bicocca, Studio Legale “Lexellent”.

Il d.l. n. 18 del 17 marzo scorso, enfaticamente chiamato “Cura Italia”, ancorché quasi interamente incentrato sulle misure economiche di sostegno alle famiglie e alle imprese, il Governo si occupa anche, in un paio di articoli, di sicurezza del lavoro.

Il primo è l’art. 16, rubricato “Ulteriori misure di protezione a favore dei lavoratori e della collettività”.
La norma si occupa di Dispositivi di protezione individuale (mascherine chirurgiche) e si rivolge sia ai lavoratori che alla cittadinanza tutta.

Essa stabilisce che, fino al termine dello stato di emergenza, ossia fino al 31 luglio 2020, su tutto il territorio nazionale, nei confronti dei lavoratori operativi in azienda i quali non possono oggettivamente rispettare la distanza interpersonale di almeno 1 metro, sono considerati “dispositivi di protezione individuali”, in base all’art. 74, co. 1 e ragionevolmente in deroga all’art. 75 del d.lgs. n. 81/2008, le mascherine chirurgiche filtranti reperibili in commercio, secondo le modalità d’uso stabilite dal D.L. n. 9/2020.

Tali mascherine, prodotte e importate senza il marchio CE in deroga alle norme vigenti sull’immissione in commercio, devono, da quanto si intuisce, pur in assenza di un espresso rinvio normativo, rispettare la procedura di cui all’art. 15, che prevede da parte del produttore o dell’importatore l’invio all’ISS di una autocertificazione in cui si attestano le caratteristiche tecniche e di una dichiarazione che le stesse rispettano tutti i requisiti di sicurezza previsti dalla vigente disciplina. La stessa documentazione deve essere inviata anche all’INAIL. Entrambi gli istituti, entro 3 giorni, debbono pronunciarsi sulla rispondenza o meno delle mascherine alle normative vigenti. Se la pronuncia è di conformità, lavoratori e cittadini sono autorizzati a utilizzare le mascherine se è di non conformità la produzione delle mascherine deve cessare immediatamente mentre all’importatore è fatto divieto di immetterle in commercio.

Il secondo è l’art. 42, rubricato “Disposizioni INAIL”.

Mentre al co. 1 la norma dispone la sospensione del decorso dei termini di decadenza e di prescrizione relativi alle richieste di prestazioni erogate dall’INAIL, nonché i termini di revisione della rendita su richiesta del titolare così come su richiesta dell’INAIL, al co. 2, contiene l’interessante disciplina di quelli che potremmo chiamare “infortuni da coronavirus”. Infatti, nei casi accertati di infezione da coronavirus contratta in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’INAIL che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato. Le prestazioni INAIL nei casi accertati di infezioni da coronavirus in occasione di lavoro sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con la conseguente astensione dal lavoro. I predetti eventi infortunistici gravano sulla normale gestione assicurativa ma non sono computati ai fini della determinazione dell’oscillazione del tasso medio per andamento infortunistico (ex artt. 19 e ss. Decreto Interministeriale 27 febbraio 2019).

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 2500

Scarica la nostra APP su: