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Attentati terroristici e sicurezza sul lavoro

Rischi tipici e rischi eccezionali negli eventi musicali live

30 marzo 2016

Uno degli aspetti che più ha scosso l’opinione pubblica a seguito dei tragici fatti di Parigi del 13 novembre 2015 è stata la circostanza che gli attentatori abbiano colpito luoghi di vita “comune”, di importanza comunque non primaria e certamente non considerabili  come “luoghi sensibili” (Stade de France escluso): ristorante, giardino di una pizzeria, teatro.

Proprio l’attacco a quest’ultimo, il Bataclan, una contenuta “sala da concerto” costruita nella seconda metà dell’ottocento, ha indotto nei giorni seguenti l’annullamento di una serie di eventi musicali live non solo di eguale portata (cioè con pubblico ristretto) ma anche con un’importante presenza di paganti.

Dietro l’organizzazione di tali spettacoli si muove un nugolo di professionisti  ed operatori che, a tutti gli effetti, svolgono la propria mansione ed attività lavorativa, specialmente nelle fasi di montaggio, smontaggio, inclusa l’esecuzione dello show in sé.

Pertanto si è ritenuto interessante affrontare il tema di un’eventuale responsabilità datoriale per l’infortunio del lavoratore, o per il decesso, proprio in conseguenza di un attacco terroristico sul posto di lavoro o, comunque, in circostanze di lavoro.

Tale riflessione non nasce per mero “tuziorismo compilativo”, bensì è spinta dalla necessita di valutare se le aziende del settore dello “show biz” o anche gli organizzatori, corrono il rischio di vedersi contestato quanto dottrina e giurisprudenza hanno contestato agli imprenditori - datori di lavoro in casi simili: il non aver adottato la massima sicurezza possibile o fattibile per evitare le lesioni all’integrità fisica subite dai propri dipendenti a seguito di attacchi terroristici, di cui si tratterà più dettagliatamente in seguito.

Il necessario punto di partenza per elaborare una ponderata riflessione in merito, consiste nell’individuare preliminarmente le fonti normative applicabili al caso specifico.

Si può fin d’ora intuire come l’analisi sia certamente di ampio respiro, dovendosi considerare sia misure “cantieristiche”, di “safety”, ma anche di “security”, cioè di procedure e gestione di tutto ciò che ruota all’esterno della struttura, della “venue” che ospita il concerto musicale.

Più in dettaglio si deve valutare se e fino a che punto le norme dettino regole ben precise per i datori di lavoro-organizzatori circa l’adozione di misure di “security”.

Non resta pertanto che richiamare le principali disposizioni di Legge.

Il primo fondamentale e recente tassello normativo è costituito dal cd. Decreto Palchi: si tratta del Decreto Interministeriale del 22/07/2014, con cui il nostro legislatore ha disciplinato la sicurezza nei luoghi di lavoro nell’ambito degli spettacoli musicali , cinematografici, teatrali e di intrattenimento.

Tale norma s’inserisce nel contesto preventivo protettivo cantieristico in senso stretto.

Il provvedimento è stato adottato in ossequio a quanto previsto dal comma 2-bis dell’art. 88 , T.U.S.L, aggiunto dall’art. 32, comma 1, lett. g-bis) del D. M. n. 69/2013, il c.d. “Decreto del Fare”, come convertito dalla L. n. 98 del 09/08/2013.

Più volte invocata dagli operatori del settore, tale novella ha espressamente esteso l’applicazione dell’intero Titolo IV T.U.S.L. all’ambito degli spettacoli musicali, cinematografici, teatrali e alle manifestazioni fieristiche, rendendo pertanto obbligatorio procedere alle nomine di CSP-CSE, redigere un PSC e richiedere i POS alle imprese esecutrici coinvolte.

In data 24/12/2014 è stata, inoltre, emanata la Circolare del Ministero del lavoro n. 35 al fine di meglio orientare l’applicazione del D.I.[1]

Il medesimo Decreto Palchi prevede dei casi di esclusione dell’applicazione del Titolo IV, al verificarsi dei quali, unitamente ai lavori diversi dal montaggio-smontaggio delle strutture, non trovano pertanto applicazione le disposizioni sulla sicurezza nei cantieri temporanei e mobili, bensì quanto previsto dall’art. 26 TUSL, rendendosi pertanto obbligatoria la redazione del documento unico di valutazione del rischio interferenziale (c.d. duvri).

Sia nell’uno che nell’altro caso, il datore di lavoro, o meglio, il Committente, dovrà pertanto valutare i rischi presenti in cantiere, quelli tipici delle attività che caratterizzano l’organizzazione cantieristica di un concerto.

Sul punto, infatti, basti richiamare quanto desumibile da una lettura sistematica  del Titolo I e del Titolo IV: il datore di lavoro è tenuto valutare “tutti i rischi” per la salute e la sicurezza dei lavoratori, valutazione da esplicare in modo “globale e documentato”.

Di sicuro le norme sopra richiamate riguardano i cd. rischi tipici, cioè prevedibili e pertanto valutabili in anticipo così da predisporre le relative e note misure di mitigazione.

I rischi tipici di un cantiere “musicale”.

Per la completezza della trattazione si richiamano brevemente i principali rischi presenti nell’esecuzione delle opere di allestimento previste per poter svolgere la manifestazione.

Sommariamente, a titolo semplificativo e non esaustivo, troviamo tre grandi gruppi di lavoro:

• montaggio del palco;

• montaggio di travi, o sistemi di travi reticolari, su cui posizionare gli impianti luce ed audio;

• installazione strumentazioni e apparecchiature;

In relazione a tali attività si individuano una serie di rischi raggruppabili a seconda della fase lavorativa svolta:

Transito automezzi in area per  carico/scarico.

Tali lavori comportano la presenza di automezzi di varie tipologie, es. autotreni, mezzi operatori e carrelli elevatori. Ne consegue che i tipici rischi sono quelli di caduta di persone durante la discesa o la salita dagli automezzi; ribaltamento del mezzo per cedevolezza terreno; caduta materiali durante la movimentazione con automezzo; investimento da parte dei mezzi.

Movimentazione manuale dei carichi.

Più che di fase vera e propria, si tratta di un’attività che s’innesta diffusamente in tutte le fasi cantieristiche: si pensi infatti allo spostamento di bauli, casse, ect., contenenti tutto il materiale occorrente.

I rischi tipici sono: lesioni dorso-lombari dovute a sforzo da movimentazione manuale dei carichi; lesioni, ferite e schiacciamenti dovute a caduta di materiali durante la movimentazione manuale

Montaggio/smontaggio degli elementi strutturali.

In questa fase si allestiscono (o si smontano) le strutture del palco nonché gli altri elementi strutturali destinati ad ospitare lo show (es: tribune, aree mixer).

I rischi tipi sono: caduta di persone durante la discesa o la salita all’interno della struttura in allestimento; caduta degli addetti durante il montaggio degli elementi prefabbricati; caduta di attrezzature o di elementi prefabbricati durante il trasporto e montaggio degli stessi; lesioni alle mani durante l’utilizzo di attrezzature manuali o materiali; rischi inerenti i lavori in altezza con scale; rischi inerenti la movimentazione manuale dei carichi.

Attività in quota.

Il sopra accennato allestimento di travi, o sistemi di travi reticolari su cui installare gli impianti luce ed audio prevede il montaggio di strutture posizionate a notevoli altezze (si pensi ai concerti indoor, nei palasport per esempio, dove la distanza tra il “terreno di gioco” e il tetto della struttura supera anche i mt. 20).

Tali allestimenti sono necessari per il sostegno di luci  e scenografie, nonché per l’ancoraggio degli argani utili al sollevamento delle scenografie e delle “casse” di diffusione acustica.

Nel settore tale attività è svolta da un tecnico  altamente specializzato e formato, il denominato “Rigger”, che è in grado di effettuare montaggi in zone che non sono raggiungibili con scale o altri mezzi di sollevamento.

I rischi tipici sono: caduta dall’alto, oppure di natura diversa in relazione all’attività specifica (insorgenza improvvisa di vertigini, bordi spigolosi delle strutture sui si cammina, urto contro ostacoli a seguito di caduta arrestata grazie ai sistemi di aggancio, cd. “effetto pendolo”)

Allestimento/disallestimento “service” audio, video e luci.

E’ la fase operativa che prevede movimentazione, posizionamento e collegamento della maggiore quantità di materiali e di conseguenza l’impiego di un buon numero di personale tecnico coadiuvato da addetti al facchinaggio con conseguente rischio di interferenze e sovrapposizione di piani operativi da parte di diverse aziende interessate.

Il montaggio delle luci e degli schermi video viene effettuato quando possibile a terra, su travi prefabbricate, le c.d. “americane”, ed una volta completato il collegamento elettrico le stesse vengono sollevate e portate all’altezza prestabilita tramite argani precedentemente appesi. Lo stesso procedimento è previsto per il posizionamento delle “casse” di diffusione acustica che vengono collegati a gruppi a terra ed in seguito sollevati e portati in altezza tramite argani precedentemente appesi alle strutture di copertura o sulle torri audio.

In tali casi, oltra a quanto anticipato nelle altre fasi è possibile che si riscontrino i rischi derivanti da affaticamento fisico per operazioni svolte in posizione scomoda; elettrocuzione durante il collaudo dell’impianto e l’utilizzo di macchine funzionanti elettricamente; rischi inerenti il lavoro in altezza con ponteggi o scale.

Sollevamento in quota di elementi strutturali.

Come sopra richiamato, il montaggio delle strutture in elevazione per sostegno luci e scenografie, nonché l’ancoraggio degli argani per il sollevamento, richiede l’opera di personale specializzato denominato “Rigger”. Gli argani utilizzati per le successive operazioni di sospensione di luci, audio e video nonché degli elementi di scenografia, vengono fissati alle strutture previo accertamento, a cura del Direttore dei lavori, dell’effettiva sussistenza delle condizioni e dei limiti di carico definiti.

Unitamente a quanto già ricordato sopra,  il rischio caratteristico di tale fase è la caduta dall’altro di attrezzature o di elementi prefabbricati durante il trasporto, il montaggio e la messa in quota degli stessi

Quanto sopra illustrato rientra pertanto nei cd. “rischi tipici”, prettamente cantieristici, e per espressa previsione normativa si impone al datore di lavoro di adottare  tutta una serie di conseguenti misure di prevenzione al fine di eliminare, o contenere, tali rischi.

Basti solo citare la fornitura dei classici dispositivi di protezione individuale, dai guanti, alle scarpe, passando alle specifiche imbracature previste per i “Rigger”.

 

I rischi eccezionali: gli attentati e le misure di security

Il discorso muta, però, qualora si parli di rischi eccezionali, caratterizzati da una indiscutibile imprevedibilità,  magari frutto non dell’attività lavorativa in sé ma dovuta a fattori esogeni o dipendenti dalla volontà di terzi, esterni al processo produttivo.

Se e fino a che punto il “committente” di un concerto deve tener conto di tali aspetti?

Recentemente, il Tribunale di Ravenna,  con la decisione del 23 ottobre 2014 ha ritenuto responsabile un datore di lavoro per  l’infortunio subito dal proprio lavoratore a seguito di un attentato terroristico kamikaze.

Rilevante al fine della nostra trattazione risulta precisare il contesto in cui si pone tale decisione.

Il cantiere, (costruzione opere idrauliche) si trovava all’estero, in Algeria, e all’epoca dei fatti (2007) era notoriamente considerato un “teatro di guerra”.

Il datore di lavoro, consapevole di tali circostanze, aveva comunque approntato una serie di misure per arginare e contenere le conseguenze di un eventuale attentato[2].

Questo aspetto risulta essere un elemento essenziale: il rischio era prevedibile e valutabile.

Il Giudice applica, pertanto, l’art. 2087 c.c.:  “L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro” ed il conseguente principio della massima sicurezza tecnologicamente fattibile o possibile.

Dottrina[3] e giurisprudenza sono ormai concordi nel ritenere che il datore di lavoro debba valutare non solo il rischio di accadimento di infortuni “da lavoro” in senso proprio, ma anche, in determinati contesti,  i rischi derivanti da azioni criminali: in tali casi infatti è stato sancito l’obbligo dell’imprenditore-datore lavoro di tutelare l’integrità fisiopsichica dei dipendenti adottando sia misure di tipo igienico sanitario o antinfortunistico, sia misure atte a preservare i lavoratori dai rischi derivanti dall’attività criminosa di terzi, in relazione ovviamente alla frequenza assunta da tale fenomeno rispetto a determinate imprese ed alla probabilità del verificarsi del relativo rischio[4].

Lasciando ad altra sede una miglior analisi della noma appena citata, si sottolinea come il Giudice affermi che “il rischio di attentati e di danni all’incolumità personale dei lavoratori in Algeria era una delle condizioni di rischio dell’attività di lavoro che l’impresa datrice svolgeva e che avrebbe dovuto fronteggiare e con misure protettive adeguate, rispettando l’art. 2087 c.c.

Proprio a queste condizioni di rischio prevedibile, il lavoro diventa sul piano obiettivo una delle condizioni o antecedenti causali dell’evento lesivo (ex art. 42, 2 comma c.p.) ancorché commesso da terzi; inoltre, non rileva perciò che al momento del fatto il lavoratore non stesse lavorando, ma si trovasse fuori dal cantiere.” [5]

Nel caso specifico, il datore aveva sì adottato delle misure di sicurezza, ma le stesse sono state ritenute non sufficienti in relazione all’art. 2087 c.c. che prevede una tutela più ampia e onnicomprensiva.

Da quanto sopra riportato, si desume, pertanto, che ad oggi non esista una norma specifica che imponga espressamente  la valutazione del rischio criminalità o attentato: tale obbligo, semmai, tale obbligo è frutto dell’interpretazione in relazione al contesto ambientale ove si svolge l’attività ed alla prevedibilità dell’evento.

Di sicuro, le relative misure da adottare non sono prettamente “cantieristiche”, ma hanno un marcato approccio di security.

Si pensi infatti: alla guardiania armata ed ai metal detector (misure tecniche); alla lotta antincendio, primo soccorso e piani di emergenza ed evacuazione appositamente calibrati per attentati terroristici (misure procedurali); ai controlli agli ingressi ed alla gestione ingresso/deflusso del pubblico (misure organizzative).

Al di la di ciò, se la valutazione del “rischio criminalità e attentati” risulta necessaria qualora il datore di lavoro operi in scenari esteri, notoriamente “caldi” e soggetti al verificarsi di tali eventi, diversamente, non può affermarsi un simile approccio nel nostro territorio, e, soprattutto, nell’ambito della organizzazione dei concerti.

O meglio, nonostante l’attenzione sia stata accesa dai tragici eventi di Parigi, è possibile affermare che si tratti ancora di fatti criminosi straordinari e come tali del tutto imprevedibili.

Cionondimeno, nel caso in cui le forze dell’ordine impongano l’innalzamento dei controlli verificatosi un po’ diffusamente in tutta Europa in occasione di eventi con importante richiamo di pubblico, anche i datori di lavoro coinvolti dovranno uniformarsi.

Ad esempio, in occasione di recenti manifestazioni musicali live svolti a Milano, sono state approntate misure di perquisizione del pubblico agli ingressi, nonché di bonifica degli ambienti con “cani molecolari” anti esplosivo, circostanze comunque rare nel settore.

Certamente le Forze dell’ordine e le Autorità locali svolgono un ruolo fondamentale il tal senso, coordinandosi con gli organizzatori al fine di predisporre le misure più opportune.

Ma è anche vero che, ad oggi, il datore di lavoro – committente – organizzatore ha solo una mera discrezionalità per valutare e decidere se la “concreta possibilità” del fatto delittuoso assuma un rilievo eccezionale o se, piuttosto, possa considerarsi connaturata alle (potenziali) condizioni di violenza diffusa che connotano, ormai strutturalmente, l’attuale tessuto sociale.

Al fine di dare agli operatori del settore delle precise coordinate entro cui muoversi, è auspicabile quindi che tutti (non solo datori di lavoro, ma anche Autorità e Istituzioni pubbliche, organizzazioni e consulenti del settore) si coordinino e stabiliscano buone prassi o procedure standardizzate, così da contenere e ridurre anche questa nuova tipologia di rischio (l’attentato terroristico), il cui verificarsi è ormai, putroppo, astrattamente ma potenzialmente insito e prevedibile nell’odierna multiforme società.



[1] Per un approfondimento, sia consentito rinviare a G. Schembari, La sicurezza sul lavoro nei grandi eventi di spettacolo e fieristici: il decreto palchi, analisi e prime riflessioni, in Tut. Sic. lav.,  1, 2015, p. 69 ss.

[2] Misure inerenti la “security”: “a) i lavoratori dovevano anzitutto restare sempre nel cantiere (ritenuto luogo maggiormente protetto); b)  potevano uscirne solo a seguito di autorizzazione; c) venendo accompagnati su una vettura; d) e, previo accordo, affidati alla gendarmeria del Paese. Infatti chi doveva uscire doveva fare una domanda e se autorizzato veniva preso in consegna dalla gendarmeria; e) la quale istituiva un vero e proprio convoglio militare per proteggerli (un camion con dieci soldati armati ed una auto della polizia davanti alla vettura; un altro convoglio di dietro con un auto ed un secondo camion con dieci uomini armati di kalashnikov dietro la vettura.”

[3] Si veda ampiamente sulla sentenza, ritenuta punto di partenza per indagare il significato profondo dell’obbligo del datore di valutare tutti i rischi, soprattutto quelli “particolari” presenti sul luogo di lavoro, A. Dantoni, Sicurezza e salute dei lavoratori. Il recepimento dei principi affermativi dalla Corte di Giustizia Europea con la sentenza del 15 novembre 2001, C-49/00, Roma, 2013; si veda anche, P. Soprani, La Corte di Giustizia CE boccia il D.Lgs. n. 626/94, in Ig. sic. lav., 2002, 1; V. Pasquarella, Sicurezza sul lavoro: una dura condanna per l’Italia, in Lav. giur., 2002, 11; C. Smuraglia, Sicurezza del lavoro e obblighi comunitari. I ritardi dell’Italia nell’adempimento e le vie per uscirne, in Riv. It. Dir. lav., 2002, 2; V. Vedovato, La valutazione dei rischi alla luce della sentenza della Corte CE, in Ig. sic. lav., 2002, 3; L. Galantino, Obbligo di sicurezza: fonti comunitarie e diritto interno, in Ig. sic. lav., 2003, 6; F. Bacchini, Il contenuto assicurativo del contratto di lavoro secondo le norme internazionali, in L. Montuschi (a cura di), Un diritto in evoluzione. Studi in onore di Yasuo Suwa, Milano, 2007.

[4] Cass. 22 marzo 2002, n. 4129 “ il contenuto dell’obbligo di sicurezza include anche i rischi derivanti dall’azione di fattori estranei all’ambiente di lavoro, inerenti alla località in cui si trova il posto di lavoro, nonché i rischi collegati all’azione criminosa di terzi”.

[5] - Sostanzialmente, il Giudice rimprovera all’impresa il “potevi fare di più:”: “Non si può dire perciò che (…) non fosse consapevole del rischio. E che non avesse assunto delle misure cautelari per regolare la condotta dei propri lavoratori e proteggerli, mentre stavano fuori e dentro il cantiere. Per il nostro codice però l’obbligo di prevenzione deve essere ispirato alla massima protezione tecnologicamente fattibile. Si deve chiedere perciò cosa potesse fare di più il datore di lavoro convenuto per proteggere i propri lavoratori in Algeria dal rischio di attentati terroristici. Ad avviso di questo giudice è escluso che nelle circostanze concrete potesse utilizzarsi l’impiego di un elicottero (siccome non è contestato che il ricorrente si dovesse recare in città dove non era utilizzabile un elicottero). Si deve invece rimproverare a (…) l’omessa adozione dell’ulteriore cautela costituita dall’impiego dell’auto blindata. Cautela che, come spesso accade negli infortuni sul lavoro, è stata invece introdotta dal datore dopo l’infortunio; e che invece andava utilizzata prima, nella logica della prevenzione del rischio, cui è tenuto il datore nei confronti dei lavoratori in forza di obbligazione legale della massima protezione tecnologicamente fattibile, integrativa del regolamento contrattuale”

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