Jobs Act (l. n. 183/2014) e sicurezza e salute sul lavoro

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Jobs Act (l. n. 183/2014) e sicurezza e salute sul lavoro

Pubblicati in GU n. 144 del 24 giugno 2015 due nuovi decreti attuativi de Jobs Act: il d.lgs. 15 giugno 2015, n. 80 e n. 81

25 giugno 2015

In attesa che venga attuata la delega di cui al comma 5 dell’art. 1 della l. n. 183/2014, altrimenti nota come Jobs Act, con la quale il Governo adotterà uno o più decreti legislativi contenenti disposizioni di semplificazione e razionalizzazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese, per la costituzione e la gestione dei rapporti di lavoro nonché in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, merita di essere verificata  l’eventuale incidenza su questa materia dei decreti legislativi delegati già ratificati e pubblicati in G.U..

 

Il d.lgs. n. 23/215. 

Nel d.lgs. n. 23/2015, dedicato alla disciplina del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti, non troviamo alcun riferimento diretto alla materia della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro; cionondimeno adeguata attenzione deve essere posta all’art. 2, comma 4 nel quale si prevede l’applicazione del regime della reintegrazione nel posto di lavoro oltreché del risarcimento del danno, al licenziamento rispetto al quale il giudice accerta il difetto di giustificazione per motivo consistente nella disabilità fisica o psichica del lavoratore. Parrebbe, infatti, rientrare in questa ipotesi il caso di licenziamento per inabilità derivante dal giudizio di inidoneità totale e permanente alla mansione di lavoro formulato dal Medico Competente nei casi di sorveglianza sanitaria tassativamente previsti dal d.lgs. n. 81/2008 e normative collegate.

 

 

Il d.lgs. n. 81/2015.

Nel d.lgs n. 81 del 15 giugno 2015, è contenuta la “disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni”, dettata in attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 7, del Jobs Act. 

Di notevole interesse in relazione alla specifica disciplina della salute e della sicurezza sul lavoro è il rapporto che si instaura fra l’art. 42 del testo unico sicurezza e il nuovo art. 2103 c.c. (riscritto dall’art. 3 del d.lgs. n. 81/2015).

L’art. 42 del testo unico sicurezza, intitolato “provvedimenti in caso di inidoneità alla mansione specifica”, sancisce, in ossequio alla misura generale di tutela di cui all’art. 15, comma 1, lett. m), che “il datore di lavoro, anche in considerazione di quanto disposto dalla legge 12 marzo 1999, n. 68, in relazione ai giudizi di cui all’articolo 41, comma 6, attua le misure indicate dal medico competente e qualora le stesse prevedano un’inidoneità alla mansione specifica adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza”.

Prima dell’avvento del nuovo testo dell’art. 2103 c.c., la fattispecie di cui sopra configurava una deroga al principio della nullità di qualsiasi ipotesi di trasferimento del lavoratore a mansioni inferiori, giacché tale modificazione era possibile solo nel caso di mansioni equivalenti o superiori.

Il trasferimento a mansioni inferiori per motivi di inidoneità fisica previsto dall’art. 42 del d.lgs. n. 81/2008, evidentemente finalizzato alla conservazione del posto di lavoro, impone al datore di lavoro di garantire il trattamento (economico normativo) corrispondente alle mansioni di provenienza, in un ottica ulteriore di protezione per il prestatore incolpevolmente inabile.

Ci si domanda se, nell’ipotesi di cui sopra, potrà trovare applicazione o meno la previsione (di portata generale rispetto ad una norma evidentemente speciale come quella di cui all’art. 42 del d.lgs. n. 81/2008) disciplinata al comma 6 del nuovo art. 2103 c.c., in forza del quale: “nelle sedi di cui all'articolo 2113, quarto comma, o avanti alle commissioni di certificazione, possono essere stipulati accordi individuali di modifica delle mansioni, della categoria legale e del livello di inquadramento e della relativa retribuzione, nell'interesse del lavoratore alla conservazione dell'occupazione, all'acquisizione di una diversa professionalità o al miglioramento delle condizioni di vita. Il lavoratore può farsi assistere da un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro”.

La questione è di difficile soluzione ma, nonostante l’evidente specialità dell’art. 42 del testo unico sicurezza farebbe propendere per la tassatività del precetto, il datore e il lavoratore (con assistenza legale o sindacale) potranno accordarsi, attesa la disponibilità del diritto al livello di inquadramento ed alla relativa retribuzione, prevedendo un trattamento economico inferiore alle mansioni di provenienza.

La disciplina organica dei contratti di lavoro con la quale il legislatore delegato prova a razionalizzare e semplificare le numerose tipologie di rapporti aventi ad oggetto una prestazione lavorativa,  conferma il precetto, già esistente, in base al quale è vietato il ricorso al contratto di lavoro intermittente, al contratto di lavoro a termine ed al contratto di somministrazione di lavoro da parte dei datori “che non hanno effettuato la valutazione dei rischi in applicazione della normativa di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori”. Ciò significa che, laddove manchi non una generica valutazione dei rischi bensì una specifica analisi di quelli connessi alla tipologia contrattuale che si procede a stipulare (così come, peraltro, prevede l’art. 28, comma 1, del testo unico sicurezza) tutte le tipologie richiamate risulteranno a tempo indeterminato e continuativi (senza agenzie per il lavoro) dal momento della stipulazione.

Nella particolare disciplina del contratto di somministrazione di lavoro il d.lgs. n. 81/2015 non modifica, poi, la previgente ripartizione degli obblighi di sicurezza e salute fra somministratore e utilizzatore (art. 35, comma 4), stabilendo che il primo “informa i lavoratori sui rischi per la sicurezza e la salute connessi alle attività produttive e li forma e addestra all'uso delle attrezzature di lavoro necessarie allo svolgimento dell'attività lavorativa per la quale essi vengono assunti, in conformità al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81”. Il contratto di somministrazione può prevedere che tale obbligo sia adempiuto anche dal secondo il quale, comunque, deve osservare “nei confronti dei lavoratori somministrati gli obblighi di prevenzione e protezione cui è tenuto, per legge e contratto collettivo, nei confronti dei propri dipendenti”.

 

Negli atri decreti legislativi ratificati e pubblicati in G.U., ossia il n. 22 e il n. 80 del 2015, il primo contenente “disposizioni  per  il  riordino  della  normativa   in   materia   di  ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione  involontaria  e  di ricollocazione dei lavoratori disoccupati” e il secondo contenente “misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”, non si evidenziano collegamenti con la disciplina della sicurezza e della salute sul lavoro.

 

 

 

 

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