Il D.L. 92/2015 c.d. “Salva Ilva”

Ambientesnack

Il D.L. 92/2015 c.d. “Salva Ilva”

Misure urgenti in materia di rifiuti e di autorizzazione integrata ambientale, nonché per l’esercizio dell’attività d’impresa di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale

16 agosto 2015

Il 4 luglio 2015 è stato pubblicato in GU n. 153 il decreto legge n. 92/2015 (in vigore lo stesso giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale).

L'articolo 1 modificava la disciplina in materia di gestione dei rifiuti, relativamente alle definizioni di "produttore di rifiuti", "raccolta" e "deposito temporaneo" riportate, rispettivamente, nelle lettere f), o) e bb) del comma 1 dell'articolo 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

L'articolo 2 introduceva alcune modifiche alla disciplina transitoria riguardante i procedimenti per il rilascio o l'adeguamento dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA), al fine di consentire la prosecuzione dell'esercizio delle installazioni, nelle more della chiusura dei procedimenti autorizzativi da parte delle competenti autorità regionali. Tali modifiche operavano attraverso la sostituzione del comma 3 dell'articolo 29 del decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 46, che ha attuato la direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento). 

L'articolo 3 prevedeva che l'esercizio dell'attività di impresa degli stabilimenti di interesse strategico nazionale non sia impedito dal sequestro sui beni dell'impresa titolare dello stabilimento, quando la misura cautelare sia stata adottata in relazione ad ipotesi di reato inerenti la sicurezza dei lavoratori e debba garantirsi il necessario bilanciamento tra la continuità dell'attività produttiva, la salvaguardia dell'occupazione, la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro. La disciplina in esame è diretta ad ampliare quanto già previsto dall'articolo 1, comma 4, del decreto-legge n. 207 del 2012 per gli stabilimenti d'interesse strategico nazionale, e segnatamente per l'ILVA di Taranto - richiamato dallo stesso comma 1 in esame - per le cui disposizioni la Corte Costituzionale ha già chiarito (sentenza n. 85 del 2013) la possibilità di un intervento del legislatore circa la continuità produttiva compatibile con i provvedimenti cautelari.

Peraltro il contenuto del citato decreto legge è stato, in sede di esame parlamentare per la conversione in legge, trasferito in due diversi provvedimenti pur mantenendo inalterato il contenuto.

In particolare vedi:

  • per gli artt. 1 e 2, la legge 6 agosto 2015, n.125, di conversione, con modificazioni, del d.l. n.  19 n. 78/2015, recante disposizioni urgenti in materia di enti territoriali; il comma 16-bis e ter dell'articolo 11, recano rispettivamente: il primo, una modifica alla disciplina in materia di gestione dei rifiuti, relativamente in particolare alle definizioni di "produttore di rifiuti", "raccolta" e "deposito temporaneo" per adeguarla a una recente interpretazione della Corte di Cassazione (n. 5916/2015), in ordine ad una vicenda che interessa i cantieri navali di Monfalcone gestiti da Fincantieri; il secondo (che riproduce l'articolo 2 del decreto-legge n. 92 del 2015) alcune modifiche alla disciplina transitoria riguardante i procedimenti per il rilascio o l'adeguamento dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA), al fine di consentire la prosecuzione dell'esercizio delle installazioni, nelle more della chiusura dei procedimenti autorizzativi da parte delle competenti autorità regionali.
  • per l’art 3, la legge 6 agosto 2015 n. 132 di conversione in legge, con modificazioni, del d.l. n. 83/2015 recante misure urgenti in materia fallimentare; l'articolo 21-octies, che ha il medesimo contenuto dell'art. 3 del decreto-legge n. 92 del 2015, prevede che l'attività dello stabilimento possa proseguire per un periodo massimo di 12 mesi dall'adozione del richiamato provvedimento di sequestro subordinatamente alla presentazione – entro 30 giorni - di un piano contenente le misure aggiuntive, anche di natura provvisoria, per la tutela della sicurezza dei lavoratori sull'impianto oggetto del provvedimento di sequestro (commi 2 e 3). Il piano va comunicato all'autorità giudiziaria che ha disposto il sequestro ed è trasmesso al Comando provinciale dei Vigili del fuoco, agli uffici della ASL e dell'INAIL competenti per territorio per le rispettive attività di vigilanza e controllo (comma 4). La descritta disciplina si applica anche ai provvedimenti di sequestro già adottati dalla magistratura al 4 luglio 2015 (data di entrata in vigore del decreto-legge n. 92 del 2015). Sia il termine di 12 mesi per il protrarsi dell'attività d'impresa che quello di 30 gg. per la redazione del piano per la sicurezza decorrono dalla data sopracitata (comma 5).  Questa disposizione, con l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge n. 83 del 2015, rende superflua la conversione dell'art. 3 del decreto legge n. 92 del 2015. Si è resa dunque necessaria una disposizione che sani gli effetti già prodotti dalla vigenza di questa norma (entrata in vigore il 4 luglio 2015, con il decreto n. 92): infatti è stato dunque inserito un comma 2 all'art. 1 della legge di conversione, che abroga l'art. 3 del d.l. n. 92/2015 e fa salvi gli effetti prodotti e i rapporti giuridici sorti sulla base della medesima disposizione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 2500

Scarica la nostra APP su: