CER 2015

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CER 2015

La nuova codifica e classificazione dei rifiuti

26 maggio 2015

 


Con due provvedimenti normativi – un regolamento ed una decisione – adottati in chiusura del 2014 ed entrambi da applicarsi a decorrere dal 1° giugno 2015, l’Unione europea ha ampiamente riformato, aggiornandola, la disciplina per la classificazione dei rifiuti, che, come è noto, è intimamente connessa con il sistema di codifica dei rifiuti stessi.

Ripercorrendo la “storia” a partire dalle norme comunitarie del 1991 attuate in Italia con il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (il cosiddetto “decreto Ronchi”), le “tappe” fondamentali possono essere così riassunte:


 “CER 1997”

in origine la distinzione tra rifiuti non pericolosi e rifiuti pericolosi dipendeva direttamente ed unicamente (sempre e solo) dal codice attribuito: in attuazione della direttiva 91/156/CEE sui rifiuti in generale e della direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e delle decisioni 94/3/CE e 94/904/CE recanti, rispettivamente, l’elenco generale dei rifiuti, cosiddetto CER, e l’elenco dei (soli) rifiuti pericolosi, con il d.lgs. n. 22/1997 è stato introdotto il “primo” CER (allegato A, parte 2) nell’ambito del quale erano, a parte, individuati i rifiuti classificati “per legge” pericolosi (allegato D);


“CER 2002”

con decisione 2000/532/CE e successive modifiche ed integrazioni (decisione 2001/118/CE, decisione 2001/119/CE e decisione 2001/573/CE) l’Unione europea ha sostituito le due decisioni del 1994, unificando l’elenco, individuando nello stesso con un asterisco i rifiuti pericolosi e, soprattutto, introducendo i cosiddetti “codici a specchio”;


“CER 2015”

con il regolamento (UE) n. 1357/2014 è stato sostituito, con effetto dal 1° giugno 2015, l’allegato III alla direttiva 2008/98/CE (già allegato terzo alla direttiva 91/689/CEE), che era stato riprodotto come allegato I al d.lgs. n. 22/1997 e poi come allegato I alla parte IV del d.lgs. n. 152/2006; detto allegato contiene l’individuazione delle “caratteristiche di pericolo per i rifiuti” in funzione delle quali da un lato sono stati “a priori” individuati (nel CER 1997 tutti i rifiuti pericolosi e nel CER 2002 quelli con codice “assoluto” con asterisco), dall’altro, dal 2002, vanno, caso per caso, individuati i rifiuti pericolosi (“codici a specchio”); in connessione con le nuove modalità di individuazione delle “caratteristiche di pericolo per i rifiuti”, ora allineate con la nuova classificazione delle sostanze e miscele “commerciali”, con la decisione 2014/955/UE è stato rivisto e, nella parte introduttiva, ampiamente modificato anche l’allegato alla decisione 2000/532/CE, già allegato D alla parte alla parte IV del d.lgs. n. 152/2006.


La classificazione in generale

I rifiuti sono (e restano) classificati, in base all’articolo 184, comma 1, del d.lgs. n. 152/2006:

secondo l’origine in:

  • rifiuti urbani;
  • rifiuti speciali;

secondo le caratteristiche di pericolosità in:

  • rifiuti non pericolosi;
  • rifiuti pericolosi.

Una volta stabilito se il rifiuto è urbano o speciale – sulla base degli elenchi di cui, rispettivamente, ai commi 2 e 3 dell’articolo 184 del d.lgs. n. 152/2006 – ed esclusi i rifiuti domestici, che sono sempre e comunque classificati non pericolosi – la qualificazione del rifiuto come pericoloso o non pericoloso dipende dalla presenza o meno, nello stesso, di sostanze pericolose (come componenti o contaminanti).

Per una parte dei rifiuti la presenza (o assenza) di sostanze pericolose è “presunta per legge”; per gli altri invece va verificata caso per caso. La presunzione o la necessità di verifica è determinata dal codice che viene attribuito.

Sono pericolosi i rifiuti il cui codice – previsto dall’elenco europeo dei rifiuti, cosiddetto CER – è contrassegnato da un asterisco. Sennonché, se da un lato vi sono molti codici univoci, ossia “assoluti”, nel senso che non consentono alternative, ve ne sono quasi altrettanti che invece risultano “speculari”, nel senso che la scelta tra i due codici possibili dipende proprio dalla presenza o meno di sostanze pericolose:

  • i codici “assoluti” determinano una presunzione assoluta di legge della presenza (codici con l’asterisco) o dell’assenza (codici senza asterisco) di sostanze pericolose, sicché il rifiuto pericoloso resta tale anche se, nel caso concreto, non contiene alcuna sostanza pericolosa o la contiene in quantità irrilevanti; per converso, il rifiuto non pericoloso non diventa mai pericoloso, anche se in qualche caso venisse riscontrata una presenza significativa di sostanze pericolose. Per questo motivo si è detto che vi è una presunzione assoluta di legge: la classificazione – ovviamente convenzionale – è stabilita dalla norma; non occorre provarla e non è consentita (non produce alcun effetto classificatorio) la prova contraria. In altri termini l’attribuzione del codice determina automaticamente (e inderogabilmente) la classificazione e viene prima (ed a prescindere) dalla verifica qualitativa; quest’ultima può restare necessaria ad altri effetti – per decidere come gestire, manipolare, smaltire o recuperare il rifiuto –, ma né prima, né poi influisce sulla classificazione;
  • per i codici a “specchio”, invece, la verifica qualitativa non solo è necessaria, ma pre¬cede e condiziona la scelta definitiva tra i due codici alternativi individuati come possibili.

Importanza della classificazione

La distinzione tra rifiuti urbani e rifiuti speciali ha effetti:

  • sull’individuazione dei soggetti che hanno il compito di provvedere al (nel senso di farsi carico del) loro trasporto, smaltimento e recupero: l’Ente pubblico, per i rifiuti urbani; il produttore, per i rifiuti speciali;
  • sui regimi autorizzatori ed abilitativi in genere;
  • sugli obblighi di documentazione ai fini della “tracciabilità” dei rifiuti prodotti, trasportati, recuperati o smaltiti (tenuta dei registri e dei formulari, iscrizione al SISTRI ed utilizzo del relativo sistema informatico).

La distinzione tra rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi ha effetti:

  • sui regimi autorizzatori ed abilitativi in genere;
  • sugli obblighi di documentazione ai fini della “tracciabilità” dei rifiuti prodotti, trasportati, recuperati o smaltiti (tenuta dei registri e dei formulari, iscrizione al SISTRI, comunicazione annuale);
  • sul divieto di miscelazione;
  • sul sistema sanzionatorio, essendo sempre più gravemente punite le violazioni relative ai rifiuti pericolosi.
Per ulteriori approfondimenti su come si classificano i rifiuti ......ti segnaliamo la pubblicazione “CER 2015, la nuova codifica e classificazione dei rifiuti" edizione speciale tascabile maggio 2015.

 

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