L’asseverazione dei sistemi di gestione della sicurezza sul lavoro

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L’asseverazione dei sistemi di gestione della sicurezza sul lavoro

Gli indirizzi operativi per l’asseverazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza nel settore delle costruzioni e di ingegneria civile. Il protocollo d’intesa tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la CNCPT (Commissione Nazionale dei comitati paritetici territoriali).

29 dicembre 2014

Estratto dalla Rivista “Tutela e sicurezza sul Lavoro” 2/2014  

Lo scorso 12 novembre, in occasione del seminario organizzato da Inail sul tema della salute e sicurezza in edilizia, è stato sottoscritto il protocollo d’intesa tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la CNCPT (Commissione Nazionale dei comitati paritetici territoriali)[1] con l’intento di “operare sinergicamente per lo sviluppo di una diffusa cultura di prevenzione sulla salute e sulla sicurezza del lavoro[2] e riconoscendo il lavoro svolto dai comitati paritetici territoriali in attuazione di quanto previsto dell’art. 51, comma 3 bis e ter del Testo Unico sulla Sicurezza[3].

Il tema della sicurezza, soprattutto in edilizia, è da sempre fattore competitivo delle imprese e viene spesso considerato come un costo, mai come un investimento[4].

I dati esposti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (I.L.O.) evidenziano la portata del fenomeno: nel mondo al 2008 si stimano 2,02 milioni di decessi per malattie causate dalle condizioni di lavoro inappropriate, oltre a 321 mila per effetto diretto di incidenti sul luogo di lavoro. Un totale di 2,34 milioni di decessi, pari a oltre 6.300 morti sul lavoro al giorno. Un costo sociale ed economico, in termini di assenze dal lavoro, indennità, interruzione della produzione, cure mediche, ecc., stimato in circa il 4% del PIL mondiale, un valore enorme, valutabile in circa 2.200/2.300 miliardi di Euro, ovvero pari al PIL della Francia.

Le stime per l’Europa, realizzate dall’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (EU-OSHA), parlano di circa 200-300 miliardi di Euro, pari al 3/4% del PIL, mentre per l’Italia, secondo recenti stime INAIL, il danno economico causato da infortuni e malattie professionali sarebbe pari quasi a 48 miliardi di Euro, corrispondenti circa al 3/4% del PIL.

Secondo uno studio[5] dell’International Social Security Association[6] (ISSA) ogni euro speso in prevenzione in media assicura un ritorno economico (ROP) pari a circa 2,2 euro, ma nella lunga e articolata lista dei diversi ambiti di intervento, tra le voci più sensibili, si distingue la sorveglianza sanitaria e i check-up, con un ROP dell’ordine di 7,6 euro ogni euro speso in prevenzione e la formazione con un ROP di 4,5 euro.

Il settore delle costruzioni è da sempre caratterizzato dalla frammentazione delle realtà produttive, nelle quali le ridotte dimensioni delle imprese e la mancanza di continuità dei rapporti di lavoro, hanno reso necessaria l’individuazione di strumenti di tutela endocategoriali idonei a migliorare e integrare i servizi pubblici[7].

Nel settore dell’edilizia i datori di lavoro finanziano con un contributo specifico l’attività di prevenzione e di sicurezza. Attraverso questo contributo sono costituiti in ogni provincia italiana i comitati paritetici territoriali (da cui l’acronimo CPT) che hanno la funzione soprattutto di intervenire con tecnici specializzati, ingegneri, architetti, geometri, per fornire attività di assistenza e consulenza gratuita alle imprese e ai lavoratori edili italiani.

Ci sono più di 250 tecnici che operano per conto dei CPT e che nel 2013 hanno realizzato 46 mila visite sui luoghi di lavoro. Il numero è in diminuzione del 6,3% rispetto al 2012,[8] in considerazione della contrazione del settore delle costruzioni, che tra il 2012 ed il 2013 ha fatto segnare un calo degli investimenti del 12,2% ed una riduzione dei volumi di nuova costruzione pari al 10,2% nel comparto residenziale ed al 12,9% in quello non residenziale

Rispetto all’entità della frenata delle costruzioni, quindi, si può addirittura dire che il sistema dei CPT abbia evidenziato una sorprendente capacità di tenuta.

La conferma della sostanziale tenuta del sistema CPT viene dalla constatazione che la riduzione del numero di visite presso i cantieri è frutto della riduzione del numero di visite plurime[9], senza allentamento dell’attività di assistenza, che sotto certi aspetti è anche aumentata. Nel corso del 2013, infatti, i CPT hanno visitato 28.409 cantieri, nel 2012 erano stati 28.448, fornendo assistenza a 23.912 imprese, nel 2012 le imprese assistite erano state 22.720, quasi 1200 in meno[10].

Da diversi anni la Commissione Nazionale dei Comitati Paritetici territoriali raccoglie le informazioni inerenti le attività dei CPT provinciali al fine di analizzare dettagliatamente le criticità del settore e rilevare il numero di inadempienze per le diverse aree di cantiere sulla base delle visite effettuate. Ora, la Commissione si è dotata del nuovo “Osservatorio visite di cantiere” che permetterà ai CPT di “caricare” direttamente on line l’esito dei sopralluoghi di cantiere, registrando in tempo reale, la fotografia della situazione in atto, seppure a campione, della condizione della sicurezza sul lavoro nel settore dell’edilizia in Italia. Inoltre il sistema permette di indicare le eventuali non conformità per le singole aree di cantiere e per le diverse fasi lavorative, fornendo una base di informazioni straordinaria per le parti sociali e per gli operatori del settore, consentendo di intervenire con gli opportuni correttivi.  L’osservatorio della CNCPT è uno strumento importante per analizzare, e quindi prevenire, i rischi relativi alla sicurezza nei cantieri edili.

Oltre ai servizi di assistenza e formazione alle imprese e ai lavoratori, il legislatore ha affidato agli organismi paritetici il compito di asseverare l’adozione e l’efficace attuazione dei modelli organizzativi di gestione, idonei ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche di cui al D.Lgs. 231/2001. In sostanza attraverso l’asseverazione, viene riconosciuto l’impegno posto in essere dall’azienda per prevenire incidenti ed infortuni sul lavoro.

Il D.Lgs 81/2008 e s.m.i., che prevede nell’art. 2 comma 1, lettera ee)[11] la costituzione di organismi paritetici,  individua le funzioni e le attività di tali organismi nell’art. 51 commi 3 bis e 3 ter dove si evidenzia che “gli organismi paritetici […], su richiesta delle imprese, rilasciano un attestazione dello svolgimento delle attività e dei servizi di supporto al sistema delle imprese, tra cui l’asseverazione della adozione e della efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione di cui all’art. 30[12], della quale gli organi di vigilanza possono tener conto ai fini della programmazione delle proprie attività”, e che “ai fini di cui al comma 3-bis, gli organismi paritetici costituiscono specifiche commissioni paritetiche, tecnicamente competenti”.

Per tale ragione lo scorso 19 febbraio 2013 è stata pubblicata la prassi di riferimento UNI/PdR2:2013. Grazie alla preziosa attività di coordinamento UNI, è stato possibile attivare un gruppo di lavoro che, partendo da un documento tecnico elaborato dal sistema dei CPT ed approvato dal C.d.A. della Commissione nazionale, ha prodotto la procedura che disciplina sperimentalmente per il settore delle costruzioni e di ingegneria civile l’iter a conclusione del quale viene rilasciato, da parte dei CPT, l’attestato comprovante l’adozione ed efficace attuazione del modello di organizzazione e gestione della sicurezza adottato dall’impresa.

A seguito dell’entrata in vigore della procedura, l’INAIL, dopo aver garantito con qualificate docenze, la formazione dei professionisti che effettuano le verifiche tecniche dei modelli organizzativi, ha riconosciuto l’asseverazione sia ai fini del bando ISI che nel nuovo modello OT 24 che riduce con uno sconto il premio pagato dalle imprese che migliorano le condizioni della sicurezza sul lavoro.  

Il Ministero del Lavoro, quindi, ha valorizzato il lavoro svolto dalla CNCPT riconoscendo, in un’ottica di sussidiarietà, le funzioni e le attività in favore della tutela e della sicurezza sui luoghi di lavoro, attraverso la sottoscrizione di uno specifico Protocollo d’intesa.

In particolare il Ministero ha previsto l’istituzione, sul proprio sito internet, di un registro delle imprese di costruzioni e di ingegneria civile asseverate sulla base della procedura prevista dalla prassi di riferimento UNI/PdR2:2013: CNCPT fornirà in tempo reale al Ministero del lavoro mediante posta elettronica certificata (PEC) l’elenco delle imprese asseverate e l’aggiornamento periodico di ciascuna posizione aziendale che il Ministero del Lavoro a sua volta pubblicherà sul proprio sito. Inoltre, è stato concordato che, gli organi di vigilanza del Ministero, mantenendo inalterate le proprie prerogative nella individuazione delle imprese da ispezionare e le proprie modalità procedimentali, per stabilire le priorità nella programmazione della vigilanza tecnica, terranno conto dell’asseverazione così come disciplinata dal protocollo[13].

In conclusione, l’asseverazione dei modelli organizzativi potrà sicuramente favorire lo sviluppo di una cultura più sensibile al tema della prevenzione e della sicurezza nei luoghi di lavoro, portando vantaggi diretti sia nei confronti dei lavoratori che nei confronti delle aziende; sotto quest’ultimo aspetto sarebbe auspicabile che nei bandi di gara, l’asseverazione, intesa come elemento che concorre a determinare la qualità aziendale, possa essere considerata come fattore capace di favorire l’impresa che ne è dotata. In questo modo si potrebbe ottenere un effetto incentivante per le aziende tale da favorire l’emersione del lavoro irregolare e diminuire la concorrenza sleale del settore. 
 

[1] CNCPT è la Commissione Nazionale di indirizzo e coordinamento a supporto dei CPT (Comitati Paritetici Territoriali), per il miglioramento dei livelli di salute e di sicurezza nei cantieri italiani. CNCPT promuove la ricerca di strategie di prevenzione e la divulgazione delle evoluzioni normative e organizzative. In particolare si occupa di sviluppare adeguate conoscenze nell’ambito della sicurezza, di elaborare dati nazionali in materia di rischi e danni alla salute e di redigere pubblicazioni tecnico-divulgative sulla cultura della sicurezza. Inoltre è impegnata a sviluppare una sempre più efficace e propositiva collaborazione con la Commissione nazionale paritetica per le Casse Edili ed il Formedil. Lo scopo primario è infatti creare un network di conoscenze a tutto vantaggio di chi opera nel settore edile. Da www.cncpt.it

[2] Protocollo d’intesa 12 novembre 2014 - Premessa

[3] Art. 51 comma 3-bis. “Gli organismi paritetici svolgono o promuovono attività di formazione, anche attraverso l’impiego dei fondi interprofessionali di cui all’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, e dei fondi di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, nonché, su richiesta delle imprese, rilasciano una attestazione dello svolgimento delle attività e dei servizi di supporto al sistema delle imprese, tra cui l’asseverazione della adozione e della efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza di cui all’articolo 30, della quale gli organi di vigilanza possono tener conto ai fini della programmazione delle proprie attività”.

Art. 51, comma 3-ter. “Ai fini di cui al comma 3-bis, gli organismi paritetici istituiscono specifiche commissioni paritetiche, tecnicamente competenti”. (comma introdotto dall'art. 30 del d.lgs. n. 106 del 2009)

[4] Rapporto di attività CPT 2014 - CNCPT

[5] International Social Security Association (2011), The return on prevention: calculating the cost and benefits of investments in occupational safety and health in companies, ISSA Research Report

[6] Sul punto si veda anche lo studio pubblicato su questa rivista: Marco Frey, Emilio Passetti e Massimo Battaglia “Misurare i costi degli infortuni ed i benefici connessi alla sicurezza sui luoghi di lavoro: alcune riflessione”, in Tutela e Sicurezza del Lavoro, 1, 2014, pagg 27 e ss..

[7] Gli enti bilaterali del settore edile rivestono nella storia delle relazioni industriali un esempio da seguire per raggiungere gli obiettivi di tutela degli interessi sia dei lavoratori che dei datori di lavoro. La creazione di organismi istituzionali a gestione congiunta costituisce infatti un indice di modernizzazione dei sistemi contrattuali, in quanto l’affermazione della gestione bilaterale imprime un carattere permanente al confronto collettivo tra imprenditori e sindacati a vantaggio di entrambe le categorie.

[8] Dalle 52 mila visite del 2011, infatti, si è passati a meno di 49 mila nel 2012.

[9] Si definiscono visite plurime quelle che vedono un ritorno dei tecnici in un cantiere già visitato.

[10] Elaborazione Cresme su dati CNCPT

[11] Art. 2, comma 1, lettera ee): “organismi paritetici»: organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, quali sedi privilegiate per: la programmazione di attività formative e l'elaborazione e la raccolta di buone prassi a fini prevenzionistici; lo sviluppo di azioni inerenti alla salute e alla sicurezza sul lavoro; l'assistenza alle imprese finalizzata all'attuazione degli adempimenti in materia; ogni altra attività o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento”.

Occorre segnalare la discrepanza tra la definizione di organismi paritetici territoriali prevista dal Testo Unico sulla Sicurezza e quella inserita nel D.Lgs 276/2003. Quest’ultima, in un’ottica di decentramento di funzioni, non prevede il medesimo principio di rappresentanza inserito nel Testo Unico. La definizione dell’art. 2 lett. h) D.Lgs 276/2003 prevede infatti: «enti bilaterali»: organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative, quali sedi privilegiate per la regolazione del mercato del lavoro attraverso: la promozione di una occupazione regolare e di qualità; l'intermediazione nell'incontro tra domanda e offerta di lavoro; la programmazione di attività formative e la determinazione di modalità di attuazione della formazione professionale in azienda; la promozione di buone pratiche contro la discriminazione e per la inclusione dei soggetti più svantaggiati; la gestione mutualistica di fondi per la formazione e l'integrazione del reddito; la certificazione dei contratti di lavoro e di regolarità o congruità contributiva; lo sviluppo di azioni inerenti la salute e la sicurezza sul lavoro; ogni altra attività o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento

[12] Art. 30 T.U Sicurezza: Il modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, deve essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l'adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi:

a) al rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi a attrezzature, impianti, luoghi di lavoro, agenti chimici, fisici e biologici;

b) alle attività di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione e protezione conseguenti;

c) alle attività di natura organizzativa, quali emergenze, primo soccorso, gestione degli appalti, riunioni periodiche di sicurezza, consultazioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;

d) alle attività di sorveglianza sanitaria;

e) alle attività di informazione e formazione dei lavoratori;

f) alle attività di vigilanza con riferimento al rispetto delle procedure e delle istruzioni di lavoro in sicurezza da parte dei lavoratori;

g) alla acquisizione di documentazioni e certificazioni obbligatorie di legge;

h) alle periodiche verifiche dell'applicazione e dell'efficacia delle procedure adottate.

2. Il modello organizzativo e gestionale di cui al comma 1 deve prevedere idonei sistemi di registrazione dell'avvenuta effettuazione delle attività di cui al comma 1.

3. Il modello organizzativo deve in ogni caso prevedere, per quanto richiesto dalla natura e dimensioni dell'organizzazione e dal tipo di attività svolta, un'articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche e i poteri necessari per la verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio, nonché un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.

4. Il modello organizzativo deve altresì prevedere un idoneo sistema di controllo sull'attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate. Il riesame e l'eventuale modifica del modello organizzativo devono essere adottati, quando siano scoperte violazioni significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all'igiene sul lavoro, ovvero in occasione di mutamenti nell'organizzazione e nell'attività in relazione al progresso scientifico e tecnologico.

5. In sede di prima applicazione, i modelli di organizzazione aziendale definiti conformemente alle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) del 28 settembre 2001 o al British Standard OHSAS 18001:2007 si presumono conformi ai requisiti di cui al presente articolo per le parti corrispondenti. Agli stessi fini ulteriori modelli di organizzazione e gestione aziendale possono essere indicati dalla Commissione di cui all'articolo 6.

5-bis. La commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro elabora procedure semplificate per la adozione e la efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza nelle piccole e medie imprese. Tali procedure sono recepite con decreto del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

6. L'adozione del modello di organizzazione e di gestione di cui al presente articolo nelle imprese fino a 50 lavoratori rientra tra le attività finanziabili ai sensi dell'articolo 11”.

[13] Alla luce delle difficoltà dell’attuazione dell’art. 27 del T.U. Sicurezza, di particolare rilevanza potrebbe essere appunto il registro delle imprese asseverate così come disciplinato dal protocollo e riconosciuto dal Ministero del Lavoro, in quanto per il settore delle costruzioni può rappresentare una prima garanzia di qualità per la qualificazione delle imprese. 

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