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Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza

Consultazione e Partecipazione degli RLS. Commento alla sezione VII del d.lgs. n. 81/2008

30 agosto 2014

 

estratto da "La disciplina generale e particolare del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro" ed. 2014 di Francesco Bacchini.


Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza

Le disposizioni contenute nella Sezione VII del Titolo I al d.lgs. n. 81/2008, ampliano e valorizzano il sistema di rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza, non solo a livello aziendale, ma anche a livello territoriale e di sito produttivo. Si sottolinea infatti il rafforzamento del ruolo del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e la rivisitazione ed il potenziamento delle funzioni degli organismi paritetici, ai quali è anche attribuito un ruolo promozionale, di assistenza tecnica/organizzativa alle imprese, con sostegno pubblico.

L’art. 47, che rinnova solo in alcune parti il previgente art. 18 del d.lgs. n. 626/1994, in primo luo­go torna a stabilire (commi 3 e 4) che nelle aziende o unità produttive che occupano fino a 15 lavoratori, il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) è eletto direttamente dai lavora­tori al loro interno oppure è individuato per più aziende nell’ambito territoriale o del com­parto produttivo, mentre in quelle con più di 15 lavoratori il RLS è eletto dai lavoratori nell’ambito delle rappresentanze sindacali in azienda oppure, per assenza di quest’ultime, dai lavoratori al loro interno.

Particolare attenzione deve essere prestata al comma 6 che disciplina l’elezione dei RLS azien­dali, territoriali e di comparto: questa avviene di norma in corrispondenza della giornata nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro, individuata, nell’ambito della settimana europea per la salute e sicurezza sul lavoro, con decreto del Ministro del lavoro di concerto con il Ministro della salute, sentite le confederazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori. Ricordato che la contrattazione collettiva può disciplinare diversamente la modalità di elezione, più di un dubbio nasce circa la bontà della scelta legislativa, giacché è fin troppo facile immaginare seri problemi operativi, come per esempio nel caso di diversa scadenza del mandato triennale.

Il comma 7 riprende la previgente disciplina relativa al numero minimo di RLS, anche se nel nuovo testo si fa riferimento al termine «lavoratori» definitoriamente più ampio rispetto al termine «dipendenti» utilizzato in precedenza (art. 18, comma 6, d.lgs. n. 626/1994).

Il comma 8, ultimo dell’art. 47, è il più innovativo ed afferma che qualora non si proceda all’elezione del RLS in azienda, le funzioni sono esercitate dal RLS territoriale o di sito produttivo; in questo modo dovrebbero, almeno sulla carta, venire eliminati i vuoti nel sistema di rappresentanza per la sicurezza.

L’art. 48 presenta rilevanti novità relative al Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale (RLST) soprattutto nella prospettiva di un rafforzamento dei suoi compiti.

Il comma 1 mette in evidenza il ruolo di «supplente» del RLST, in tutti i casi in cui a livello aziendale non è stato eletto o designato un rappresentante, per qualsiasi tipo di azienda o unità produttiva. In questo modo in ogni realtà lavorativa dovrebbe poter sempre essere presente una figura di riferimento rappresentativa dei lavoratori.

A sostegno di questa figura è statuita la costituzione di un apposito fondo presso l’INAIL (cfr. art. 52), finanziato proprio dai contribuiti delle aziende che non eleggono un proprio RLS ma si avvalgono del RLST (comma 3).

Il d.lgs. n. 106/2009 a tal proposito ha previsto che con uno o più accordi interconfederali stipulati a livello nazionale dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentativi verranno individuati settori e attività, oltre all’edilizia, nei quali, in ragione della presenza di adeguati sistemi di rappresentanza dei lavoratori in materia di sicurezza o di pariteticità, le aziende o unità produttive, a condizione che aderiscano a tali sistemi, non saranno tenute a partecipare al fondo di cui all’art. 52 del Testo Unico.

Per le modalità di elezione o designazione del RLST si deve far riferimento alla contrattazione collettiva o, in mancanza, ad un apposito decreto del Ministero del lavoro (comma 2).

Il RLST può accedere ai luoghi di lavoro secondo le modalità ed i termini di preavviso individuati dalla disciplina collettiva (comma 4) ed in caso di impedimento da parte delle aziende deve dare comunicazione agli organismi paritetici o all’organo di vigilanza territorialmente competente (com­ma 5).

Il comma 6 precisa, poi, che gli organismi paritetici svolgono anche funzioni di anagrafe dei RLST, poiché devono comunicare il loro nominativo alle aziende ed ai lavoratori interessati; può, tuttavia, notarsi sul punto, un problema di fondo in quanto gli organismi paritetici per svolgere tale compito dovrebbero essere informati circa la presenza dei RLS in azienda, eppure, dall’altra parte, i datori di lavoro sono tenuti a comunicare i nominativi degli stessi solo all’INAIL e non anche agli organismi paritetici.

Il comma 7 apporta, inoltre, significative novità inerenti la formazione del RLST per le cui modalità, durata e contenuti specifici si rimanda alla contrattazione collettiva «secondo un percorso formativo di almeno 64 ore iniziali, da effettuarsi entro 3 mesi dalla data di elezione o designazione e 8 ore di aggiornamento annuale».

Il comma 8 contiene un precetto importante: l’esercizio delle funzioni di RLST è incompatibile con l’esercizio di altre funzioni sindacali operative.

L’art. 49 introduce, secondo quanto previsto dai criteri di delega (art. 1, comma 2, lett. g), ultimo periodo, della l. n. 123/2007), la figura del RLS di sito produttivo, per specifici contesti produt­tivi caratterizzati dalla compresenza di più aziende o dalla natura di cantieri: porti, centri intermo­dali di trasporto, impianti siderurgici, cantieri con almeno 30.000 uomini-giorno, contesti produttivi con complesse problematiche legate alla interferenza delle lavorazioni e con un numero di addetti superiore a 500 (comma 1).

Questa figura è individuata tra i RLS delle aziende attive nel sito produttivo (comma 2) ed opera secondo quanto stabilito dalla contrattazione collettiva, anche nel caso non ci siano RLS, favorendo il coordinamento tra le rappresentanze delle aziende presenti (comma 3). L’individuazione del RLS di sito avverrà su iniziativa dei singoli RLS. Questa nuova figura è stata introdotta da protocolli specifici, previsti, per esempio, per le realtà portuali di Genova e Napoli.

L’art. 50, che riprende il contenuto dell’art. 19 del d.lgs. n. 626/1994, individua le attribuzioni del RLS, comprendendo, ex novo, anche la facoltà di richiedere copia del documento di valutazione dei rischi (cfr. art. 17, comma 1, lett. a), e art. 28), di cui al comma 4 e quello di valutazione dei rischi da interferenze delle lavorazioni in caso di contratto d’appalto o d’opera (cfr. art. 26, comma 3) di cui al comma 5.

Rispetto al passato è ora prevista la consultazione del RLS sulla designazione del Responsabile e degli Addetti al SPP e del medico competente (art. 50, comma 1, lett. c)); inoltre il RLS è consultato in merito all’organizzazione della formazione di cui all’art. 37, per lavoratori, preposti, addetti alle emergenze e rappresentanti, e non solo come in precedenza per i soli addetti alle emergenze (comma 1, lett. d)). Oltre a ciò il rappresentante può anche fare ricorso alle autorità competenti riguardo alle misure di prevenzione e protezione adottate dai dirigenti, e non solo dal datore di lavoro, qualora si ritengano inidonee ai fini della sicurezza (comma 1, lett. o)).

Il comma 2 dell’art. 50 precisa che il RLS deve disporre sia del tempo necessario per svolgere il proprio incarico, senza però perdite di retribuzione, che dei mezzi e degli spazi necessari per l’esercizio delle funzioni e delle facoltà riconosciutegli, anche tramite l’accesso ai dati, di cui all’art. 18, comma 1, lett. q), contenuti in applicazioni informatiche.

Il RLS è tuttavia tenuto al rispetto del segreto industriale e dei processi lavorativi in relazione a quanto sia venuto a conoscenza nell’esercizio delle sue funzioni (art. 50, comma 6) e non può, contemporaneamente, essere nominato responsabile o addetto del SPP (comma 7).

L’art. 51 contiene la disciplina, problematica, degli organismi paritetici, cercando di porre fine alle controversie relative all’applicazione dei diritti di rappresentanza, informazione e formazione – secondo quanto già previsto dall’art. 20 del d.lgs. n. 626/1994 – attribuendo agli stessi anche un ruolo di supporto alle imprese «nell’individuazione di soluzioni tecniche e organizzative dirette a garantire e migliorare la tutela della salute e sicurezza sul lavoro» (comma 3).

Il comma 6 dell’art. 51, in relazione a quanto sopra sinteticamente riportato, stabilisce che gli organismi paritetici, che dispongono di personale con specifiche competenze tecniche in materia di salute e sicurezza sul lavoro, possono effettuare nei luoghi di lavoro rientranti nelle loro competenze, dei sopralluoghi con il fine ultimo di individuare le soluzioni di cui al richiamato comma 3.

In relazione a ciò, annualmente deve essere trasmessa al Comitato regionale di coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza (di cui all’art. 7) una relazione sull’attività svolta (art. 51, comma 7).

Il comma 8, sempre dell’art. 51, conferma le funzioni di anagrafe dei RLST, poiché spetta agli organismi paritetici comunicare i nominativi degli stessi alle aziende ed agli organi di vigilanza territorialmente competenti.

Il d.lgs. n. 106/2009 ha modificato parzialmente l’art. 51 in commento, potenziando sensibilmente il ruolo degli organismi paritetici, da un lato, indirizzando la vigilanza verso luoghi non soggetti al controllo “sociale” di tali organismi, dall’altro lato, incentivando le imprese a rivolgersi alla bilateralità per la gestione degli adempimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro e per le attività di formazione, come già visto in precedenza.

L’art. 52 dispone, infine, che entro il 31 dicembre 2009, saranno definite le modalità di funzionamento e di articolazione settoriale e territoriale del fondo di sostegno alla piccola e media impresa, ai RLST e alla pariteticità. Questo fondo, che è stato ideato per operare a favore delle realtà in cui la contrattazione nazionale o integrativa non preveda o costituisca sistemi di rappresentanza dei lavoratori e di pariteticità migliorativi o, almeno, di pari livello, è finanziato anche da un contributo delle aziende pari a due ore lavorative annue per ogni lavoratore.

Enti paritetici.

L’art. 2, comma 1, lett. ee), del d.lgs. 81/2008, definisce gli organismi paritetici come quegli organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, quali sedi privilegiate per:

  • la programmazione di attività formative e l’elaborazione e la raccolta di buone prassi a fini prevenzionistici;
  • lo sviluppo di azioni inerenti alla salute e alla sicurezza sul lavoro;
  • l’assistenza alle imprese finalizzata all’attuazione degli adempimenti in materia;
  • ogni altra attività o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento.

In particolare, secondo quanto dettato dall’art. 51 del medesimo decreto, gli organismi bilaterali possono:

  • supportare le imprese nell’individuazione di soluzioni tecniche e organizzative dirette a garantire e migliorare la tutela della salute e sicurezza sul lavoro;
  • effettuare, nei luoghi di lavoro rientranti nei territori e nei comparti produttivi di competenza, sopralluoghi (purché dispongano di personale con specifiche competenze tecniche in materia di salute e sicurezza sul lavoro).

Gli organismi paritetici devono, inoltre, comunicare i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali alle aziende, ai lavoratori interessati, agli organi di vigilanza territorialmente competenti, nonché all’INAIL. A quest’ultimo, l’organismo paritetico deve comunicare anche i nominativi delle imprese che hanno aderito al sistema della bilateralità.

Secondo l’art. 51, comma 1, del d.lgs. 81/2008, gli organismi paritetici «sono prima istanza di riferimento in merito a controversie sorte sull’applicazione dei diritti di rappresentanza, informazione e formazione, previsti dalle norme vigenti». L’ambito di intervento degli organismi paritetici riguarda sia le controversie relative alle prerogative del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, in ordine all’applicazione dei diritti di rappresentanza, sia quelle concernenti i diritti individuali dei lavoratori in materia di informazione e formazione.

Con il chiaro intento di valorizzare la bilateralità, quale strumento di ausilio alle imprese ed ai lavoratori anche per la corretta osservanza degli obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro e per l’innalzamento dei livelli di tutela negli ambienti di lavoro, il legislatore delegato prova a potenziare gli organismi paritetici, intervenendo con qualche consistenza sull’art. 51 del d.lgs. n. 81/2008.

Nell’aggiunto comma 3-bis, dopo aver affermato che «gli organismi paritetici svolgono o promuovono attività di formazione, anche attraverso l’impiego dei fondi interprofessionali di cui all’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, e dei fondi di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276», si sancisce, soprattutto, che questi, «su richiesta delle imprese, rilasciano una attestazione dello svolgimento delle attività e dei servizi di supporto al sistema delle imprese, tra cui l’asseverazione della adozione e della efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza di cui all’articolo 30, della quale gli organi di vigilanza possono tener conto ai fini della programmazione delle proprie attività».

Trattasi, pur su richiesta delle imprese e, quindi, facoltativamente, di una quanto mai impropria prerogativa di controllo, ma, soprattutto, di asseverazione, circa l’adozione in azienda dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza di cui all’art. 30, vale a dire con rilevanza in materia di esimente della responsabilità amministrativo-penale ex D.lgs. n. 231/2001.

Per asseverazione, infatti, possiamo intendere il rilascio di una sorta di “certificazione”, il valore della quale, tuttavia, esclusa qualsivoglia rilevanza della stessa come presunzione di adempimento, è limitato alla possibilità che gli organi di vigilanza ne tengano conto, ma, par di capire, solo ai fini della programmazione delle proprie attività ispettive.

Al fine di soddisfare quanto disposto dal comma 3-bis, il nuovo comma 3-ter sancisce che «gli organismi paritetici istituiscono specifiche commissioni paritetiche, tecnicamente competenti».

 

Sostegno alla piccola e media impresa, ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali e alla pariteticità.

A sostegno delle attività degli organismi paritetici, dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, nonché per il finanziamento della formazione dei datori di lavoro delle piccole e medie imprese, dei piccoli imprenditori di cui all’art. 2083 c.c., dei lavoratori stagionali del settore agricolo e dei lavoratori autonomi, è istituito, secondo quanto previsto dall’art. 52 del d.lgs. 81/2008, un apposto fondo presso l’Inail.

Tale fondo opera a favore delle realtà in cui la contrattazione nazionale o integrativa non preveda o costituisca, come nel settore edile, sistemi di rappresentanza dei lavoratori e di pariteticità migliorativi o, almeno, di pari livello. Sul punto è intervenuto il decreto correttivo il quale, attraverso l’integrazione dell’art. 48, comma 3, del D.lgs. n. 81/2008, affida ad uno o più accordi interconfederali, stipulati a livello nazionale dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative, l’individuazione dei settori e delle attività, oltre all’edilizia, nei quali, in ragione della presenza di adeguati sistemi di rappresentanza dei lavoratori in materia di sicurezza o di pariteticità, le aziende o unità produttive, a condizione che aderiscano a tali sistemi di rappresentanza o di pariteticità, non siano tenute a partecipare al Fondo. L’indicazione è stata recepita nell’accordo Confapi, Cisl e Uil del 22 luglio 2009 che prevede l’istituzione di un apposito Fondo sicurezza Pmi.

Il fondo viene alimentato da un contributo a carico delle aziende prive di rappresentanti per la sicurezza in misura pari a 2 ore annue per lavoratore calcolate sulla base della retribuzione media giornaliera per il settore industria e convenzionale per il settore agricoltura determinate annualmente per il calcolo del minimale e massimale delle prestazioni economiche erogate dall’INAIL. Il computo dei lavoratori è effettuato in base all’art. 4 e la giornata lavorativa convenzionale è stabilita in 8 ore.

Ad opera del decreto correttivo, in materia di finanziamento del fondo di cui al comma 1, risultano interamente abrogate: la lett. b), la lett. c) e la lett. d), secondo le quali, rispettivamente, tale fondo era finanziato «dalle entrate derivanti dall’irrogazione delle sanzioni previste dal presente decreto per la parte eccedente quanto riscosso a seguito dell’irrogazione delle sanzioni previste dalla previgente normativa abrogata dal presente decreto nel corso dell’anno 2007, incrementato del 10 per cento; con una quota parte delle risorse di cui all’articolo 9, comma 3; relativamente all’attività formative per le piccole e medie imprese di cui al comma 1, lettera b), anche dalle risorse di cui all’articolo 11, comma 2».

Infine, il Decreto correttivo, mediante l’aggiunta del comma 3-bis, all’art. 52, prevede che, in fase di prima attuazione, il fondo venga alimentato con i residui iscritti nel bilancio dell’INAIL delle risorse previste per le finalità di cui all’articolo 23, comma 1, lettera b), del D.lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, pari a 20 milioni di euro.

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