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AEE. Identificazione del produttore

Entro il 9 ottobre 2014 vanno apposte sui prodotti le indicazioni di identificazione del produttore delle AEE

30 settembre 2014

estratto da "Gestione ambientale e recupero delle apparecchiature elettriche ed elettronicheed. 2014 di Paolo Pipere.

 

Il decreto legislativo 14 marzo 2014 n. 49, che ha recepito nell’ordinamento nazionale la Direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, ha introdotto l’obbligo di apporre sui prodotti, entro il 9 ottobre 2014 (art. 40, comma 4: «Le prescrizioni di cui all'articolo 28 diventano vincolanti per i produttori dopo 180 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto legislativo»), indicazioni che «consentano di identificare in modo inequivocabile il produttore delle AEE». Più precisamente la norma dispone che “il marchio”, definito dalle norme tecniche europee e nazionali in precedenza citate, deve:

«contenere almeno una delle seguenti indicazioni:

  • nome del produttore,
  • logo del produttore (se registrato),
  • numero di registrazione al Registro nazionale di cui all'articolo 29» (art. 28, comma 2.).

Come è agevole rilevare dalla consultazione dell’allegato IX, in realtà le norme tecniche definiscono soltanto le caratteristiche del simbolo del cassonetto barrato, pertanto non è corretto affermare che “il marchio”, così come disciplinato da tali norme, “deve contenere” le indicazioni che consentono di identificare il produttore. Nel decreto legislativo 49/2014, purtroppo, si rileva un uso incontrollato dei due termini, giungendo a riferire al marchio ciò che, invece, è relativo al simbolo:

«Il marchio deve essere visibile, leggibile ed indelebile. Per verificare se la marcatura è duratura, essa deve risultare leggibile dopo la procedura indicata dalla norma tecnica CEI EN 50419:2006-05, al punto 4.2 (art. 28, comma 4.)»

Vi è quindi l’obbligo di apporre su ogni AEE:

  • sia il simbolo raffigurante il cassonetto barrato e conforme alle norme tecniche citate,
  • sia il marchio, non definito nella forma grafica, ma con un contenuto informativo minimo costituito da almeno uno dei seguenti elementi: nome del produttore (denominazione o ragione sociale) oppure logo del produttore (utilizzabile esclusivamente nel caso si tratti di un marchio registrato) o numero di registrazione al Registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei RAEE.

L’industria europea si è per anni opposta all’obbligo dell’apposizione del numero di iscrizione a ogni Registro nazionale dei singoli Paesi europei sul prodotto, ritenuto un ostacolo alla libera circolazione delle AEE nel mercato unico, proponendo piuttosto il ricorso a sistemi di identificazione a radio frequenza (RFID), facilmente riprogrammabili sulla base della domanda espressa dai diversi mercati nazionali.

In Italia l’apposizione del numero di iscrizione al Registro sul prodotto è, come si è anticipato, una delle possibili alternative, in quanto è allo stesso modo ammessa l’indicazione della ragione sociale oppure del marchio registrato. L’articolo 28, comma 3 del D.Lgs. 49/2014 in questo caso non lascia dubbi al riguardo: «In aggiunta ad una delle opzioni di marcatura di cui al comma 2 […]».

Nella norma nazionale, inoltre, l’impiego di tags RFID è aggiuntivo (art. 28, comma 3.), non sostitutivo rispetto all’apposizione sul prodotto della ragione sociale oppure del marchio registrato oppure del numero di iscrizione al Registro nazionale, pertanto non consente di raggiungere l’obiettivo di flessibilità nella riallocazione territoriale dei prodotti sui diversi mercati europei ricercato da fabbricanti e importatori.

«In aggiunta ad una delle opzioni di marcatura di cui al comma 2, il produttore può utilizzare sistemi di identificazione a radio frequenza (RFID), previa comunicazione ed approvazione da parte del Comitato di vigilanza e controllo».

Non deve essere dimenticato, infine, che molte AEE sono assoggettate anche agli obblighi previsti dalla Direttiva 2011/65/UE, la cosiddetta RoHS 2, e questa norma impone ai fabbricanti (e agli importatori) di indicare:

«sull’AEE oppure, ove ciò non sia possibile, sull’imballaggio o in un documento di accompagnamento dell’AEE, il proprio nome, la denominazione commerciale registrata o il proprio marchio registrato e l’indirizzo dove possono essere contattati. L’indirizzo deve indicare un unico punto dove il fabbricante può essere contattato» (Direttiva 2011/65/UE, art. 7.).

Simbolo e marchio identificativo del produttore devono essere apposti in modo visibile, leggibile e indelebile «sulla superficie dell'AEE, o su una superficie visibile dopo la rimozione di un coperchio o di una componente dell'apparecchiatura stessa. Tale operazione deve, comunque, poter essere effettuata senza l'utilizzo di utensili (art. 28, comma 6)».

Esclusivamente nel caso in cui: «non sia possibile, a causa delle dimensioni o della funzione del prodotto, apporre il marchio e il simbolo sull'apparecchiatura elettrica ed elettronica, gli stessi sono apposti sull'imballaggio e sulle istruzioni per l'uso dell'apparecchiatura elettrica ed elettronica (art. 28, comma 7.)».

L’obbligo di apposizione si applica sia alle AEE per uso domestico sia a quelle per impiego profes­sionale.


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