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Classificazione dei rifiuti

Prime osservazioni sull’integrazione, in forma di “premessa”, introdotta dalla l. n 116/2014 all’Elenco dei rifiuti del "Testo Unico Ambientale"

13 settembre 2014

Il d.l. 24 giugno 2014 n. 91 recante «Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea», convertito con modificazioni dalla l. 11 agosto 2014 n. 116, ha disposto (con l'art. 13, comma 5-bis) un’integrazione, in forma di “premessa”, all’allegato D -  Elenco dei rifiuti istituito dalla Decisione della Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000 - della quarta parte del d.lgs. 152/2006. 

Le modifiche diverranno applicabili centottanta giorni dopo il 21 agosto 2014, data di entrata in vigore della legge di conversione.


Le considerazioni che hanno condotto all’introduzione di questa modifica non sono state in alcun modo esplicitate nelle relazioni di accompagnamento né del decreto legge né della legge di conversione ma, mentre da molti anni si attende l’emanazione delle linee guida previste dall’articolo 195, comma 2, del d.lgs. 152/2006 

«per l'individuazione delle procedure analitiche, dei criteri e delle metodologie per la classificazione dei rifiuti pericolosi ai sensi dell'allegato D» e dall’art. 184, comma 5 del medesimo decreto «Con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore dalla presente disposizione, possono essere emanate specifiche linee guida per agevolare l'applicazione della classificazione dei rifiuti introdotta agli allegati D e I», le nuove disposizioni non sembrano soddisfare tali aspettative.


I contenuti della premessa all’allegato che riproduce i contenuti della Decisione europea 2000/532/CE devono essere necessariamente valutati considerando che, a seguito delle modifiche introdotte dal d.lgs. 205/2010, ad oggi: «sono rifiuti pericolosi quelli che recano le caratteristiche di cui all'allegato I della parte quarta del presente decreto (D.Lgs. 152/2006, art. 183, comma 1, lettera b).) ». 

È quindi difficile conciliare questa indicazione, i rifiuti devono essere classificati come pericolosi se – e solo se - recano una o più delle “caratteristiche di pericolo” elencate nell’allegato I, e la più generale prescrizione secondo la quale: «L'elenco dei rifiuti di cui all'allegato D alla parte quarta del presente decreto include i rifiuti pericolosi e tiene conto dell'origine e della composizione dei rifiuti e, ove necessario, dei valori limite di concentrazione delle sostanze pericolose. Esso è vincolante per quanto concerne la determinazione dei rifiuti da considerare pericolosi», con alcune delle affermazioni contenute nella nuova premessa all’elenco dei rifiuti.

Infatti, se si ammette che: «quando le sostanze presenti in un rifiuto non sono note o non sono determinate con le modalità  stabilite  nei  commi  precedenti, ovvero le caratteristiche di pericolo non possono essere determinate, il rifiuto si classifica come pericoloso», ciò implica che vi siano rifiuti che devono essere classificati come pericolosi anche se sono privi di  quelle caratteristiche di pericolo che invece nella medesima norma sono ritenute essenziali.

Analogamente è contraddittorio sostenere che nel caso di rifiuto «classificato con codice CER pericoloso 'assoluto', esso è pericoloso senza alcuna ulteriore specificazione. Le proprietà di pericolo, definite da H1 ad  H15,  possedute  dal rifiuto, devono essere determinate al  fine  di  procedere  alla  sua gestione», in quanto sul punto la norma nazionale, a differenza della Decisione comunitaria, ritiene l’attribuzione di una o più caratteristiche di pericolo come costitutiva del “rifiuto pericoloso” - «sono rifiuti pericolosi quelli che recano le caratteristiche di cui all'allegato I della parte quarta del presente decreto» - e non meramente strumentale alla gestione dello stesso.


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Premessa all'Allegato D alla parte IV del d.lgs. n. 152/2006  (Elenco dei rifiuti istituito conformemente alla decisione della Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000)

inserita dall’art. 13, comma 5 lett. b-bis), del d.l. 91/2014, così come convertito con modificazioni dalla l. n. 116/2014


"Classificazione dei rifiuti:

1. La classificazione dei rifiuti è effettuata dal produttore assegnando ad essi il competente codice CER, applicando le disposizioni contenute nella decisione 2000/532/CE.

2. Se un rifiuto è classificato con codice CER pericoloso “assoluto”, esso è pericoloso senza alcuna ulteriore specificazione. Le proprietà di pericolo, definite da H1 ad H15, possedute dal rifiuto, devono essere determinate al fine di procedere alla sua gestione.

3. Se un rifiuto è classificato con codice CER non pericoloso “assoluto”, esso è non pericoloso senza ulteriore specificazione.

4. Se un rifiuto è classificato con codici CER speculari, uno pericoloso ed uno non pericoloso, per stabilire se il rifiuto è pericoloso o non pericoloso debbono essere determinate le proprietà di pericolo che esso possiede. Le indagini da svolgere per determinare le proprietà di pericolo che un rifiuto possiede sono le seguenti:

a) individuare i composti presenti nel rifiuto attraverso: la scheda informativa del produttore;

  • la conoscenza del processo chimico;
  • il campionamento e l’analisi del rifiuto;

b) determinare i pericoli connessi a tali composti attraverso:

  • la normativa europea sulla etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi;
  • le fonti informative europee ed internazionali;
  • la scheda di sicurezza dei prodotti da cui deriva il rifiuto;

c) stabilire se le concentrazioni dei composti contenuti comportino che il rifiuto presenti delle caratteristiche di pericolo mediante comparazione delle concentrazioni rilevate all’analisi chimica con il limite soglia per le frasi di rischio specifiche dei componenti, ovvero effettuazione dei test per verificare se il rifiuto ha determinate proprietà di pericolo.

5. Se i componenti di un rifiuto sono rilevati dalle analisi chimiche solo in modo aspecifico, e non sono perciò noti i composti specifici che lo costituiscono, per individuare le caratteristiche di pericolo del rifiuto devono essere presi come riferimento i composti peggiori, in applicazione del principio di precauzione.

6. Quando le sostanze presenti in un rifiuto non sono note o non sono determinate con le modalità stabilite nei commi precedenti, ovvero le caratteristiche di pericolo non possono essere determinate, il rifiuto si classifica come pericoloso.

7. La classificazione in ogni caso avviene prima che il rifiuto sia allontanato dal luogo di produzione."


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