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In GU la legge n. 164/2014 di conversione del d.l. "Sblocca Italia"

Le novità in tema ambientale (punto per punto)

16 novembre 2014

Nella GU n. 262 del 11 novembre 2014 è stata pubblicata la legge 11 novembre 2014, n. 164, di conversione del decreto-legge 133/2014, c.d. " Sblocca Italia", recante “Misure urgenti  per  l’apertura  dei  cantieri,  la  realizzazione  delle  opere pubbliche,  la  digitalizzazione  del  Paese,  la  semplificazione  burocratica, l’emergenza  del  dissesto  idrogeologico  e  per  la  ripresa  delle  attività produttive” e con essa entrano in vigore definitivamente dal 12 novembre 2014 alcune novità in tema di gestione di risorse idriche e dissesto idrogeologico, terre e rocce da scavo, bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati e gestione dei rifiuti.

In sintesi tutte le novità tratte dal "Sevizio Studi della Camera dei Deputati".


 


Gestione di risorse idriche e mitigazione del rischio idrogeologico 


L’articolo 7 reca una serie di disposizioni volte a consentire la realizzazione delle necessarie infrastrutture idriche, tra cui in particolare fognature e depuratori, in risposta alla procedura della Commissione europea di infrazione n. 2014/2059, nonché  nelle  procedure nn. 2004/2034 e 2009/2034 conclusesi con le sentenze C-565-10 del 19 luglio 2012 e C-85-13 del 10 aprile 2014, vediamo di seguito come.

Il comma 1 introduce modifiche, in particolare, al decreto legislativo 3 aprile 2006,  n. 152 (“Norme in materia ambientale”) al fine di:

  • uniformare, in tutto il testo della parte terza del Codice, le denominazioni degli organi di governo degli ambiti idrici, in seguito alla soppressione delle autorità d'ambito (AATO) e alla loro sostituzione con i nuovi soggetti individuati dalle leggi regionali. A tal fine l'espressione "autorità d'ambito" viene sostituita con "ente di governo dell'ambito" (lettera a);
  • prevedere, come modificato durante l'esame in sede referente, l'introduzione del termine perentorio del 31 dicembre 2014 entro il quale le Regioni devono emanare una delibera di individuazione degli enti di governo dell'ambito territoriale ottimale (EGATO). Decorso inutilmente tale termine si applicano le norme per l'esercizio del potere sostitutivo. Con riferimento all'obbligo in capo agli enti locali, che viene confermato, di partecipare all'ente di governo dell'ambito, viene chiarito che tale obbligo riguarda gli enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale. Si prevede, inoltre, il conseguente trasferimento, agli enti di governo, delle competenze spettanti agli enti locali in materia di gestione delle risorse idriche, ivi comprese le funzioni di programmazione delle infrastrutture idriche (lett. b, numero 1);
  • prevedere, come introdotto durante l'esame in sede referente, la modifica del termine per l'adesione, da parte degli enti locali, agli enti di governo dell'ambito territoriale ottimale (EGATO). In luogo del termine di 60 giorni dall'entrata in vigore del presente decreto - legge, viene previsto che il termine sia fissato dalle regioni e dalle province autonome e che comunque tale termine non superi i 60 giorni dalla delibera di individuazione dell'ente di governo. Il termine decorso il quale è previsto l'esercizio del potere sostitutivo da parte del Presidente della regione è pari a ulteriori 30 giorni previa diffida all'ente locale ad adempiere (lett. b, numero 2);
  • ripristinare il requisito dell'unicità della gestione, in luogo di quello (meno stringente) dell'unitarietà (lett. b, numero 3);
  • consentire, nel caso in cui l'ambito territoriale ottimale (ATO) coincida con l'intero territorio regionale, - ove si renda necessario al fine di conseguire una maggiore efficienza gestionale ed una migliore qualità del servizio all'utenza - l'affidamento del servizio idrico integrato in ambiti territoriali comunque non inferiori al territorio delle province o delle città metropolitane (lett. b, numero 4);durante l'esame in sede referente, sono state fatte salve le gestioni del servizio idrico in forma autonoma esistenti nei comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti istituite ai sensi del comma 5 dell'art. 148 del d.lgs. 152/2006.
  • prevedere, come introdotto durante l'esame in sede referente, l'obbligo per il programma degli interventi (che rappresenta una componente del piano d'ambito, ai sensi dell'art. 149 del D.Lgs. 152/2006) nell'individuare le manutenzioni e le nuove opere da realizzare per garantire il raggiungimento almeno dei livelli minimi di servizio e soddisfare la complessiva domanda dell'utenza di tener conto della domanda dell'utenza collocata nelle zone montane e/o a minore densità di popolazione (nuova lettera b-bis);
  • modificare la disciplina relativa alla scelta della forma di gestione e alle procedure di affidamento del servizio idrico (lett. c e d). In estrema sintesi la nuova disciplina prevede che l'ente d'ambito deliberi la forma di gestione e le modalità di affidamento del servizio, nel rispetto della disciplina europea e nazionale; durante l'esame in sede referente, è stata modificata la lettera d), per un verso, prevedendo - nella nuova disciplina introdotta (art. 149-bis del D.lgs 152/2006) che l'affidamento diretto possa avvenire a favore di società in possesso dei requisiti richiesti dall'ordinamento europeo per la gestione cosiddetta in house, partecipata esclusivamente e direttamente da enti locali compresi nell'ATO e, per l'altro, sopprimendo la disciplina (ultimo periodo comma 4, articolo 25, legge n. 448/2001 - Finanziaria 2002) che regola la dismissione delle partecipazioni azionarie dell'Acquedotto pugliese detenute a livello regionale con procedure di evidenza pubblica nel rispetto della disciplina comunitaria in materia. Con un'ulteriore modifica alla lettera d), viene inoltre previsto che le procedure di gara per l'affidamento del servizio includono appositi capitolati con la puntuale indicazione delle opere che il gestore incaricato deve realizzare durante la gestione del servizio, e, conseguentemente, si aggiunge il numero 2-bis) alla successiva lettera e) del presente comma 1, per includere nel contenuto delle convenzioni tipo tale indicazione delle opere;
  • modificare la disciplina dei rapporti tra autorità d'ambito e soggetti gestori del servizio idrico integrato (lettera e). Prescindendo dalle modifiche conseguenti al mutato assetto organizzativo (sostituzione dell'AATO con l'ente di governo dell'ambito e - in virtù dell'unicità della gestione imposta dalla lettera b), numero 3) del comma in esame – di più soggetti gestori con un unico soggetto gestore), la novità più rilevante sembra essere la soppressione della possibilità (prevista al numero 7), per l'affidatario del servizio idrico integrato, previo consenso dell'ente di governo, di gestire altri servizi pubblici, oltre a quello idrico, ma con questo compatibili, anche se non estesi all'intero ambito territoriale ottimale. Rispetto al testo previgente viene attribuita all'Autorità per l'energia elettrica e il gas (AEEGSI), anziché alle regioni e alle province autonome, la competenza a predisporre le convenzioni-tipo sulla base delle quali l'ente di governo dell'ambito regolerà i rapporti con il gestore. Durante l'esame in sede referente, è stata soppressa la previsione originaria riguardante la possibilità di subaffidamento solo previa approvazione espressa da parte dell'ente di governo dell'ambito, ferma restando la durata massima trentennale dell'affidamento (numero 3).

Ulteriori modifiche riguardano l'individuazione, nelle convenzioni-tipo, degli strumenti per mantenere l'equilibrio economico-finanziario (numero 4) nonché della disciplina delle conseguenze derivanti dalla eventuale cessazione anticipata dell'affidamento e dei criteri per la valutazione del valore residuo degli investimenti realizzati dal gestore uscente (numero 5);

  • introdurre l'obbligo per il nuovo gestore affidatario del servizio idrico di riconoscere al gestore uscente un valore di rimborso a fine concessione (lett. f, numero 2) e tempi certi e perentori per l'affidamento al gestore del servizio idrico integrato, in concessione d'uso gratuita, delle infrastrutture idriche di proprietà degli enti locali (lett. f, numero 1);
  • sottoporre al controllo dell'AEEEGSI il riparto, tra i diversi gestori, delle tariffe riscosse e delle spese di riscossione (lett. g);
  • introdurre una specifica disciplina per l'approvazione dei progetti degli interventi previsti nei piani d'investimento compresi nei piani d'ambito, che viene attribuita alla competenza degli "enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei" (istituiti o designati ai sensi dell'articolo 3-bis del D.L. 138/2011), che sono autorità esproprianti e possono delegare, in tutto o in parte, i propri poteri espropriativi al gestore del servizio idrico integrato(lettera h). Durante l'esame in sede referente, è stata integrata la lettera h), prevedendo che, qualora l'approvazione, da parte dell'ente di governo dell'ambito, dei progetti definitivi delle opere, degli interventi previsti nei piani di investimenti compresi dei piani d'ambito, costituisca variante agli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale, debba essere coordinata con il Piano di protezione civile;
  • garantire che in tutti gli ambiti territoriali il servizio idrico sia affidato a gestori unici (lett. i). In via generale si prevede l'immediato subentro (decorrente dall'entrata in vigore del decreto-legge) del gestore del servizio idrico integrato agli ulteriori soggetti operanti all'interno del medesimo ambito territoriale, fatti salvi gli affidamenti assentiti in conformità alla normativa pro tempore vigente e non dichiarati cessati ex lege per i quali il subentro decorrerà dalla data di scadenza prevista nel contratto di servizio o negli altri atti che regolano il rapporto. Nel caso in cui il piano di ambito non sia stato redatto o l'ente di governo dell'ambito non abbia ancora scelto la forma di gestione e avviato le procedure di affidamento, viene introdotto il termine, come modificato durante l'esame in sede referente, del 30 settembre 2015 per l'affidamento ad un gestore unico (il testo originario prevedeva un anno dalla data di entrata in vigore del decreto legge in esame).

Negli altri casi vengono disciplinati in sede di prima applicazione taluni adempimenti finalizzati a conseguire il principio di unicità della gestione. Qualora l'ente di governo dell'ambito non provveda nei termini stabiliti all'attuazione degli adempimenti, si prevede l'attivazione della procedura di esercizio del potere sostitutivo regionale e, in caso di mancato esercizio dello stesso, di quello del Governo, mediante la nomina di un commissario ad acta. La norma precisa che la violazione delle nuove disposizioni comporta la responsabilità erariale. Durante l'esame in sede referente, è stata introdotta una modifica alla lettera i), che aggiunge un comma 3-bis all'art. 172 del D.Lgs. 152/2006, al fine di porre un obbligo, in capo all'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI), di presentare una relazione semestrale al Parlamento (entro il 31 dicembre 2014 e, negli anni successivi, entro il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno) relativa al rispetto delle prescrizioni disposte dal d.lgs. 152/2006.

Articolo 7, co. 2-5 e co. 8 e 9 - Dissesto idrogeologico 

commi da 2 a 5contengono una serie di norme principalmente finalizzate all'utilizzo delle risorse per interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, nonché disposizioni volte ad agevolare la realizzazione degli interventi stessi. 

  • Il comma 2 dispone che, a partire dalla programmazione 2015, le risorse destinate al finanziamento degli interventi in materia di mitigazione del rischio idrogeologico sono utilizzate tramite accordo di programma sottoscritto dalla Regione interessata e dal Ministero dell'ambiente. Gli interventi sono invece individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del medesimo Ministero, ed attuati dal Presidente della Regione in qualità di Commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico. Durante l'esame in sede referente, il comma 2 è stato integrato al fine di disciplinare l'utilizzo delle suddette risorse. 
  • Il comma 3 disciplina le modalità di revoca di risorse assegnate in passato alle Regioni e ad altri enti per la realizzazione di interventi di mitigazione del rischio idrogeologico per i quali alla data del 30 settembre 2014 non sia stato pubblicato il bando di gara o non sia stato disposto l'affidamento dei lavori nonché per gli interventi che risultino difformi dalle finalità suddette. L'espletamento degli accertamenti e dei sopralluoghi necessari all'istruttoria è affidato all'ISPRA, che vi dovrà provvedere entro il 30 novembre 2014. Le risorse così revocate confluiranno in un apposito fondo istituito presso il Ministero dell'ambiente. 
  • Durante l'esame in sede referente, il comma 4 è stato modificato prevedendo che per le attività di progettazione ed esecuzione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico previsti dagli accordi di programma stipulati con le Regioni, i Presidenti delle Regioni (subentrati ai Commissari straordinari) possono richiedere di avvalersi, sulla base di apposite convenzioni per la disciplina dei relativi rapporti, non solamente di società in house (come prevede il testo vigente), ma di tutti i soggetti pubblici e privati, purché nel rispetto delle procedure di evidenza pubblica previste dal Codice dei contratti pubblici di cui al D.Lgs. 163/2006. 
  • Il comma 5 prevede una semplificazione delle procedure espropriative necessarie per la realizzazione degli interventi di cui al comma precedente. 
Il comma 8, al fine di fronteggiare le situazioni di criticità ambientale delle aree metropolitane interessate da fenomeni di esondazione e alluvione, prevede l'assegnazione alle regioni (previa istruttoria del Ministero dell'ambiente che, come previsto nel comma 9, nelle attività di pianificazione, istruttoria e ripartizione delle risorse finanziarie finalizzate alla realizzazione degli interventi per la mitigazione del dissesto idrogeologico, opera di concerto con la Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) della somma complessiva di 110 milioni di euro, a valere sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione (FSC) 2007-2013 per interventi di sistemazione idraulica dei corsi d'acqua. 

Il comma 9 stabilisce che la struttura di missione di cui al comma 8 opera di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e, come modificato durante l'esame in Commissione, per quanto di competenza, con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nelle attività pianificatorie, istruttorie e di ripartizione delle risorse finanziarie finalizzate alla realizzazione degli interventi per la mitigazione del dissesto idrogeologico. 
Durante l'esame in Commissione, è stato aggiunto il comma 9-bis che prevede l'applicazione delle norme di cui al presente articolo alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano nel rispetto dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione.


Articolo 7, co. 1, lett. l), commi 6-7 e co. 8-bis - Sistemi di collettamento, fognatura e depurazione

La lettera l) del comma 1 integra il testo del comma 6 dell'art. 124 del Codice dell'ambiente (D.Lgs. 152/2006), in base al quale le regioni disciplinano le fasi di autorizzazione provvisoria agli scarichi degli impianti di depurazione delle acque reflue per il tempo necessario al loro avvio, prevedendo che, qualora gli impianti siano già in esercizio, le regioni stesse possono disciplinare le fasi di autorizzazione provvisoria per il tempo necessario allo svolgimento di interventi, sugli impianti o 12 sulle infrastrutture ad essi connesse, finalizzati all'adempimento degli obblighi derivanti dalle norme dell'UE o al potenziamento funzionale, alla ristrutturazione o alla dismissione. 

I commi 6 e 7 hanno l'obiettivo di accelerare la realizzazione degli interventi di adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione necessari a conformarsi alle sentenze di condanna della Corte di Giustizia dell'UE concernenti l'applicazione della Direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane. 

Il comma 6 originario prevede l'istituzione di un apposito fondo, presso il Ministero dell'ambiente, finanziato mediante le revoche delle risorse stanziate dalla delibera CIPE n. 60/2012 per interventi nel settore della depurazione delle acque. 

Durante l'esame in sede referente, il comma 6 è stato modificato affinché le risorse del FSC (Fondo per lo Sviluppo e la Coesione) stanziate dalla delibera CIPE n. 60/2012 e revocabili (alle condizioni indicate dalla norma, per garantire il finanziamento del fondo istituito dal comma in esame) siano non solo quelle destinate ad interventi nel settore della depurazione delle acque, ma in generale quelle afferenti interventi nel settore idrico. Tra le ipotesi di revocabilità delle risorse viene inserita, in aggiunta a quelle previste, anche l'inerzia del soggetto attuatore. Con riferimento alla parte della norma che fa salve le previsioni della stessa delibera CIPE n. 60/2012, essa viene estesa anche alle previsioni della delibera CIPE 21/2014 (di riprogrammazione delle risorse del FSC e delle modalità per il loro utilizzo) ed inoltre viene chiarito che tali previsioni restano ferme per quanto non diversamente previsto dal comma in esame. 

Il comma 7, per le finalità di accelerare la progettazione e la realizzazione degli interventi per l'adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione alle direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane, consente la nomina, da parte del Governo, di commissari straordinari e ne disciplina i poteri. In seguito al rinvio in Commissione, è stato aggiunto che ai commissari non sono corrisposti gettoni, compensi, rimborsi di spese o altri emolumenti, comunque denominati. 

Durante l'esame in sede referente, il comma 7 è stato modificato, stabilendo che l'attivazione della procedura di esercizio del potere sostitutivo del Governo - finalizzata ad – non è obbligatoria, ma facoltativa. Il termine per l'attivazione della procedura (scaduto il 30 settembre scorso) viene differito al 31 dicembre 2014.

Durante l'esame in sede referente, è stato aggiunto il comma 8-bis che prevede l'esclusione dalla disciplina sui rifiuti, già applicata per i sedimenti spostati all'interno di acque superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi d'acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di inondazioni o siccità o ripristino dei suoli, se i sedimenti non sono pericolosi, anche per i sedimenti spostati nell'ambito delle pertinenze idrauliche. 


Vai al testo dell'articolo 7.



Gestione delle terre e rocce da scavo 

L'articolo 8 autorizza il Governo all'adozione di un regolamento di delegificazione volto a dettare – secondo quanto esplicitato dalla norma – disposizioni per il riordino e la semplificazione della disciplina riguardante la realizzazione degli interventi in materia di gestione delle terre e rocce da scavo. In particolare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, deve essere adottato un decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, in base a una serie di principi e criteri direttivi che sono stati integrati nel corso dell'esame in sede referente. Si prevede, infine, in conseguenza di una modifica approvata dalla Commissione, che che la proposta di regolamento deve essere sottoposta ad una fase di consultazione pubblica per la durata di trenta giorni e che il Ministero dell'ambiente è tenuto a pubblicare entro trenta giorni eventuali controdeduzioni alle osservazioni pervenute. 


Vai al testo dell'articolo 8.




Bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati


Articolo 33 - Bonifica ambientale e rigenerazione urbana - comprensorio Bagnoli - Coroglio e 

Articolo 33-bis - Interventi di bonifica dell'amianto da realizzare nei territori compresi nel sito di bonifica di Interesse Nazionale di Casale Monferrato 


Vai al testo dell'articolo 33 e 33-bis.


L'articolo 34 contiene una serie di disposizioni applicabili nei casi di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati, che perseguono due distinte finalità. 

Una prima finalità, perseguita dai commi 1-6, è quella di semplificazione e accelerazione delle procedure di affidamento dei contratti pubblici e di esecuzione degli stessi. Sotto quest'ultimo profilo si segnala in particolare la norma contenuta nel comma 5, che aggiunge i casi di bonifica e/o messa in sicurezza di siti contaminati tra le ipotesi (tassativamente indicate dall'art. 132, comma 1, del Codice dei contratti pubblici) in cui possono essere ammesse le varianti in corso d'opera ed eleva al 10% - sulla base di una modifica approvata in Commissione -per i lavori di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati, l'importo degli interventi che possono essere disposti dal direttore dei lavori per risolvere aspetti di dettaglio senza dar luogo a varianti in corso d'opera. 

Una seconda finalità, perseguita dal comma 7, è quella di consentire l'effettuazione, nei siti inquinati in cui sono in corso o non sono ancora state avviate attività di messa in sicurezza e bonifica, di una serie di interventi (interventi richiesti dalla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro; manutenzione di impianti e infrastrutture; opere lineari necessarie per l'esercizio di impianti e forniture di servizi e altre opere lineari di pubblico interesse), alle condizioni indicate dal medesimo comma. Nel corso dell'esame in sede referente è stata circoscritta l'applicazione della norma ai siti inquinati di proprietà di enti territoriali e, per tali siti, è stata prevista l'esclusione dal patto di stabilità interno per le spese connesse alla realizzazione degli interventi ivi contemplati, compresi gli interventi e le opere di bonifica. I successivi commi 8, 9 e 10 introducono disposizioni volte a disciplinare, in dettaglio, le modalità di caratterizzazione, scavo e gestione dei terreni/materiali movimentati, ai fini della realizzazione degli interventi consentiti dal comma 7. Nel corso dell'esame in sede referente sono stati soppressi commi 7-bis e 7-ter, che disciplinavano la procedura che gli enti territoriali dovevano seguire per beneficiare dell'esclusione dal patto di stabilità, nonché la copertura dei relativi oneri.

Il comma 7-bis, inserito in sede referente, che integra la disciplina ordinaria in materia di bonifiche dettata dall'art. 242 del cd. Codice dell'ambiente (d.lgs. 152/2006), stabilisce che, per la selezione delle tecnologie di bonifica in situ più idonee, la regione può autorizzare l'applicazione, in scala pilota, in campo, di tecnologie di bonifica innovative. Tale applicazione può essere anche finalizzata all'individuazione dei parametri di progetto necessari per l'applicazione a piena scala. Viene posta la condizione che tale applicazione avvenga in condizioni di sicurezza in termini di rischi sanitari e 14 ambientali (le disposizioni in esame vengono aggiunte dopo il primo periodo del comma 7 del citato art. 242). 

Il comma 10 modifica in più punti la procedura semplificata per le operazioni di bonifica dettata dall'art. 242-bis del cd. Codice dell'ambiente, introdotto dall'art. 13 del D.L. 91/2014. 


Vai al testo dell'articolo 34.



Gestione dei rifiuti 

Articolo 35, comma 1 - Modifiche alla procedura di realizzazione di nuovi impianti di recupero energetico da rifiuti e adeguamento degli impianti esistenti 

Tale articolo è stato sostanzialmente modificato in sede referente prevedendo, da un lato, una serie di modifiche alla procedura per la realizzazione di impianti di recupero di energia dai rifiuti (commi 1, 3-6, 8 e 9), e dall'altro disposizioni aggiuntive in materia di: recupero dei rifiuti organici (comma 2). Relativamente al D.P.C.M. di individuazione degli impianti di recupero da realizzare, il nuovo testo del comma 1: 

  • prevede che tale decreto faccia riferimento ai soli rifiuti urbani e assimilati e, relativamente agli impianti, ai soli impianti di incenerimento (il testo vigente fa invece riferimento agli impianti di recupero di energia e di smaltimento dei rifiuti urbani e speciali); 
  • chiarisce che tale decreto dovrà preliminarmente individuare, a livello nazionale, la capacità complessiva di trattamento di rifiuti urbani e assimilati degli impianti di incenerimento esistenti, con l'indicazione espressa della capacità di ciascun impianto, e, in subordine, gli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare per coprire il fabbisogno residuo (il testo vigente stabilisce genericamente che il D.P.C.M. dovrà individuare gli impianti esistenti e da realizzare); 
  • richiede, per l'emanazione del D.P.C.M., che venga sentita la Conferenza Stato-Regioni; 
  • riferisce il termine (di 90 giorni) per l'emanazione del D.P.C.M. all'entrata in vigore non del decreto-legge, ma della relativa legge di conversione; 
  • con riferimento alle finalità da perseguire, stabilisce che tra di esse rientra il rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio e, altresì, che si deve tener conto della pianificazione regionale. 

Articolo 35, comma 2 - Recupero della frazione organica dei rifiuti urbani (FORSU) raccolta in maniera differenziata 

Il nuovo comma 2 introduce una disposizione che, per le medesime finalità del comma precedente, prevede l'emanazione di un altro D.P.C.M. che dovrà effettuare la ricognizione dell'offerta esistente e individuare il fabbisogno residuo, articolato per regioni, di impianti di recupero della FORSU raccolta in maniera differenziata. Tale decreto dovrà essere emanato, su proposta del Ministro dell'ambiente, entro 180 giorni dall'entrata in vigore della presente legge di conversione. Lo stesso comma consente alle Regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano, sino alla definitiva realizzazione degli impianti necessari per I'integrale copertura del fabbisogno residuo così determinato, di autorizzare, ove tecnicamente possibile, un incremento fino al 10% della capacità degli impianti di trattamento dei rifiuti organici per favorire il recupero di tali rifiuti raccolti nel proprio territorio e la produzione di compost di qualità.


Articolo 35, commi 3-6 - Adeguamento degli impianti di recupero energetico esistenti e criteri di utilizzo degli impianti, sia esistenti che da realizzare 

Nel nuovo testo dei commi da 3 a 6 si rinvengono numerose modifiche che riguardano: 

  • la previsione secondo cui tutti gli impianti (sia nuovi che esistenti) sono autorizzati a saturazione del carico termico, che viene contemperata dall'inserimento di vincoli ambientali. Viene infatti previsto che tale saturazione potrà essere raggiunta qualora sia stata valutata positivamente la compatibilità ambientale dell'impianto in tale assetto operativo, incluso il rispetto delle disposizioni sulla qualità dell'aria dettate dal D.Lgs. 155/2010 (primo periodo del comma 3, corrispondente al comma 2 del testo vigente); 
  • l'adeguamento delle AIA (autorizzazioni integrate ambientali) degli impianti esistenti, che dovrà avvenire entro 90 giorni dalla entrata in vigore della presente legge di conversione (e non entro 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto-legge, come dispone il testo vigente), qualora la VIA (valutazione di impatto ambientale) sia stata autorizzata a saturazione del carico termico, tenendo in considerazione lo stato della qualità dell'aria (secondo periodo del comma 3);
  • il termine per verificare l'efficienza degli impianti esistenti (che deve soddisfare la formula definita nella nota 4 del punto R1 dell'allegato C del D.Lgs. 152/2006), che viene spostato a 90 giorni dall'entrata in vigore della presente legge di conversione, rispetto al termine di 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto-legge previsto dal testo vigente (nuovo testo del comma 5, corrispondente al comma 4 del testo vigente); 
  • i criteri di priorità di accesso dei rifiuti negli impianti (nuovo testo del comma 6, corrispondente al comma 5 del testo vigente). Se nel testo vigente viene considerato prioritario il trattamento dei rifiuti urbani prodotti nel territorio nazionale, il nuovo testo dà priorità ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale fino al soddisfacimento del relativo fabbisogno e, solo per la disponibilità 15 residua autorizzata, al trattamento di rifiuti urbani prodotti in altre regioni. Riguardo ai rifiuti speciali - che il testo vigente ammette a saturazione del carico termico, purché non pericolosi o pericolosi a solo rischio sanitario – il nuovo testo del comma 6 stabilisce che sono ammessi, in via complementare, rifiuti speciali pericolosi a solo rischio infettivo nel rispetto del principio di prossimità e a condizione che l'impianto sia dotato di sistema di caricamento dedicato a bocca di forno che escluda anche ogni contatto tra il personale addetto ed il rifiuto. 

Articolo 35, co. 7- Contributo per il conferimento di rifiuti urbani in impianti di recupero energetico fuori dal territorio regionale

Il nuovo comma 7 introduce un contributo annuale, a valere sulla quota incrementale dei ricavi derivanti dallo smaltimento dei rifiuti extraregionali – da versare nel caso in cui in impianti di recupero energetico di rifiuti urbani localizzati in una regione siano trattati rifiuti urbani indifferenziati prodotti in altre regioni – a carico dei gestori degli impianti. Tale contributo, da versare alla regione, è determinato dalla medesima regione nella misura massima di euro 20 per ogni tonnellata di rifiuto urbano indifferenziato trattato di provenienza extraregionale. 


Articolo 35, co. 8- Riduzione dei termini delle procedure di esproprio e perentorietà dei termini di VIA ed AIA 

Per i procedimenti (relativi agli impianti di cui al comma 1) di espropriazione per pubblica utilità, viene confermato il dimezzamento dei termini previsto dal testo vigente, mentre per i procedimenti in corso la riduzione dei termini residui opera in ragione di un quarto e non (come invece prevede il testo vigente) della metà (nuovo testo del comma 8, corrispondente al comma 6 del testo vigente). Sono invece considerati perentori i termini previsti dalla legislazione vigente per la valutazione di impatto ambientale (VIA) e l'autorizzazione integrata ambientale (AIA), che il testo vigente riduce invece della metà. 


Articolo 35, co. 10- Affidamento della nuova concessione del SISTRI dal 2016 

Il nuovo comma 10 modifica il comma 9-bis dell'art. 11 del D.L. 101/2013 - che impone al Ministero dell'ambiente, entro il 30 giugno 2015, di avviare le procedure per l'affidamento della nuova concessione del SISTRI a partire dal 2016 – al fine di consentire al medesimo Ministero di avvalersi di Consip S.p.A., per lo svolgimento delle relative procedure, previa stipula di convenzione per la disciplina dei relativi rapporti. 


Articolo 35, co. 11- Deroga al divieto di smaltimento fuori regione dei rifiuti urbani nei casi di calamità naturali 

Il nuovo comma 11 modifica I'articolo 182 del D.Lgs. 152/2006, aggiungendo il comma 3-bis, che stabilisce la non applicazione del divieto previsto al comma 3, ai rifiuti urbani che il Presidente della regione ritiene debbano essere avviati a smaltimento, nel rispetto della normativa europea, fuori dal territorio della Regione dove sono prodotti per fronteggiare situazioni di emergenza causate da calamità naturali per le quali è dichiarato lo stato di emergenza di protezione civile. 


Articolo 35, co. 12-13- Rifiuti di beni in polietilene 

Il nuovo comma 12 interviene sul'articolo 234 del decreto legislativo n. 152 del 2006, apportando le seguenti modificazioni: 

  • abroga il comma 2 che contiene la definizione dei beni in polietilene, la cui individuazione è demandata ad un decreto del Ministero dell'ambiente;
  • modifica il comma 3, che disciplina l'istituto e la composizione del Consorzio nazionale per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene (POLIECO), prevedendo, in ogni caso, la partecipazione nel consiglio di amministrazione del Consorzio di un rappresentante indicato da ciascuna associazione maggiormente rappresentativa a livello nazionale delle categorie produttive interessate, da nominarsi con decreto del Ministro dell'ambiente, sentito il Ministro dello sviluppo economico. 
  • modifica il comma 13, che disciplina gli obiettivi minimi di riciclaggio dei beni in polietilene, prevedendo che il contributo percentuale di riciclaggio, previsto in caso di mancato raggiungimento dei predetti obiettivi, da applicarsi sull'importo netto delle fatture emesse dalle imprese produttrici ed importatrici di beni di polietilene per il mercato interno, venga stabilito comunque in misura variabile, in relazione alla percentuale di polietilene contenuta nel bene e alla durata temporale del bene stesso. 

La modifica in esame prevede altresì che, con il previsto decreto del Ministro dell'ambiente, per la definizione degli obiettivi minimi di riciclaggio, venga stabilita anche l'entità del contributo dei soggetti partecipanti al POLIECO. l nuovo comma 13 stabilisce che fino all'emanazione del decreto di cui al comma 13 dell'art. 234 del decreto legislativo n. 152 del 2006, come modificato dal presente articolo, i contributi previsti dal medesimo articolo 234, commi 10 e 13, sono dovuti nella misura del 30% dei relativi importi. 


Vai al testo dell'articolo 35.


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