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Infortuni sul lavoro

Misurare i costi degli infortuni ed i benefici connessi alla sicurezza sui luoghi di lavoro: alcune riflessioni

12 settembre 2014

Estratto dalla Rivista “Tutela e sicurezza sul Lavoro” 1/2014  

1. Introduzione

Tradizionalmente la salute e sicurezza hanno rappresentato un tema a (quasi) esclusivo appannaggio di quelle imprese i cui processi produttivi presentassero rilevanti rischi per i lavoratori. Con l’evolversi della sensibilità verso la tutela dei lavoratori, la salute e sicurezza ha progressivamente acquisito lo status di importante variabile della gestione, capace di produrre riflessi positivi sia sul piano strategico che organizzativo (Bergström, 2005; Fernández-Muňiz et al. 2009; 2012; Kuusela et al., 1997). Una corretta strategia di gestione della salute e sicurezza, basata sull’adozione d’idonei ed efficaci strumenti decisionali, permette di creare una forza lavoro più competente e sana, aumentare l’impegno e la motivazione dei dipendenti, ottimizzare la produttività dei lavoratori e delle attrezzature e ridurre i costi aziendali dovuti agli infortuni e alle interruzioni di attività. L’efficace gestione della salute e sicurezza consente inoltre di proteggere e arricchire l’immagine e il valore del marchio, di soddisfare le attese degli stakeholder e di ridurre l’esposizione a cause civili e penali (EU-OSHA, 2010).  

In Italia, il tema della salute e sicurezza sul lavoro ha visto svilupparsi dagli anni ‘90 un’attenzione crescente verso l’importanza degli aspetti organizzativi, che hanno affiancato e completato l’attenzione collegata agli aspetti tecnici (Frey, 1996). Tale impostazione orientata alla gestione, che è stata favorita con il recepito, tramite il decreto legislativo 626/94, della Direttiva Comunitaria 391/89, è stata poi pienamente valorizzata con l’adozione del testo unico (Legge 81/2008). Il testo unico, a sua volta, ha progressivamente indotto le organizzazioni ad analizzare e gestire la sicurezza sul lavoro con criteri ed azioni sempre più innovativi con il fine di generare condotte virtuose e capaci di tutelare in misura maggiore l’integrità fisica del lavoratore. Infatti, se si accetta che gli incidenti siano causati dall’interazione di fattori di natura tecnologica, organizzativa e umana, ne consegue che per migliorare la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro è necessario agire, oltre che sulla dimensione tecnologica, su aspetti organizzativo-gestionali, quali ad esempio la formazione delle persone, l’assegnazione di ruoli e di responsabilità, il riesame periodico degli infortuni e quant’altro rientri nell’ambito di una gestione sistemica della sicurezza. A titolo di esempio, la EU-OSHA ha pubblicato nel corso del 2010 un rapporto che fornisce una serie di dati ed indicazioni per integrare la della salute e sicurezza nella gestione aziendale al fine di ottenere un ambiente di lavoro più sano e sicuro. Il documento rileva che la gestione della sicurezza deve essere trattata come un elemento della struttura generale di gestione e non come un processo aziendale distinto. Al proposito viene argomentato e dimostrato, attraverso una serie di casi, che tanto più la sicurezza è legata alle attività fondamentali di un’organizzazione, tanto migliori sono e saranno i risultati conseguiti in quest’ambito (Bottani et al., 2009; Frey et al., 2013).

Sulla base di quanto brevemente esposto il presente lavoro discute dell’importanza di sviluppare adeguati strumenti di misurazioni dei costi degli infortuni e della necessità di misurare i benefici derivanti dagli investimenti in prevenzione al fine di ottenere un quadro informativo più esteso ed accurato possibile e capace di supportare le scelte manageriale sia in fase preventiva che consuntiva. Il lavoro ha la seguente struttura. Il paragrafo due discute di costi degli infortuni utilizzando, come fonte empirica, un caso di studio di una impresa operante nel settore dell’igiene ambientale. Il paragrafo tre invece introduce il tema della misurazione dei benefici connessi agli investimenti in materia di sicurezza. Il lavoro termina con le conclusioni.


2. Misurare i costi degli infortuni

Secondo quanto richiamato nelle relazioni INAIL, in Italia il costo totale dei soli infortuni sul lavoro (al netto del costo delle malattie professionali, degli infortuni in itinere, e di quello del lavoro irregolare) si aggira intorno ai 45 miliardi di euro annui. Di esso, il 40% è addossato al “sistema paese” (finanza pubblica), mentre il restante 60% ricade sulle aziende, a causa dei costi assicurativi, previdenziali e indiretti generati da un infortunio. I report EU-OSHA (2004, 2002) evidenziano ad esempio come un incidente, oltre a generare dolore e sofferenza per la famiglia della persona coinvolta, produca rilevanti danni all’impresa, quali ad esempio perdite di produzione, premio assicurativo maggiorato e un incremento dei costi di gestione. Nonostante i numerosi studi condotti e probabilmente anche a causa delle complessità dell’argomento, vi è tuttavia una sottovalutazione da parte delle imprese circa la dimensione economica di un evento infortunistico (Battaglia et al., 2014; Frey et al., 2013).

Al proposito, la letteratura annovera sia esperienze d’individuazione e classificazione delle potenziali voci di costo degli infortuni, sia esperienze orientate allo sviluppo di metodi e strumenti empirici per la loro materiale rilevazione e quantificazione (Jallon et al., 2011). A livello aziendale, i costi di un infortunio sul lavoro possono essere definiti come “gli effetti sui costi e sui ricavi di un’organizzazione che non si sarebbero determinati se gli infortuni/incidenti non si fossero verificati” (Commisione Europea, 2011). Questa definizione, seppur in prima analisi possa apparire generica, è da ritenersi la più adatta, in quanto permette di far rientrare all’interno della categoria “costi degli infortuni” sia elementi quantificabili in termini monetari, che elementi non quantificabili in via monetaria. Del resto, i costi degli infortuni sono per loro natura elementi senza alcun valore aggiunto per le imprese, e pertanto devono essere evitati quanto più possibile.

In termini generali, essi possono essere distinti tra costi diretti e costi indiretti. I costi diretti (o espliciti) sono tutti i costi collegati al manifestarsi dell’evento infortunistico. I costi indiretti (o nascosti) sono tutti i costi sostenuti dall’impresa a seguito dell’accadimento dell’infortunio o della malattia professionale. Secondo Heinrich (1959), uno dei primi autori a trattare il tema, i costi diretti sono percepiti e individuati dalle imprese, mentre i costi indiretti, che rappresentano la quota principale di costi legati agli infortuni che un’impresa deve sostenere, rimangono nascosti. Sempre secondo lo studioso la dimensione dei costi indiretti è in relazione diretta alla gravità dell’infortunio. Più grave è l’infortunio, maggiore sarà il rapporto dei costi indiretti su quelli diretti. Alcuni esempi di costi diretti per l’impresa sono l’integrazione dei salari per la quota non coperta da assicurazioni, l’ammontare dei danni subiti dai mezzi di produzione (macchinari, attrezzature, edifici, veicoli) e la riduzione del valore della produzione per le interruzioni causate da incidenti. Esempi di costi indiretti invece possono essere: la riduzione della produttività della forza lavoro dovuta all'elevata frequenza degli infortuni, il salario straordinario necessario a recuperare il possibile fermo di produzione a seguito dell’incidente, l'assenza dei lavoratori infortunati, il costo delle attività d’indagine, il tempo dedicato alla gestione dei verbali e dei rapporti con le autorità di controllo ed anche i costi di formazione nel caso in cui ai lavoratori infortunati siano modificate le mansioni.

Gli studi condotti mostrano l’importanza di misurare i costi degli infortuni. Dormon (2000) analizza i costi degli incidenti e delle malattie professionali per i singoli lavoratori così come per le imprese e la società. Riguardo alla gestione dei costi per l’impresa, lo studio sostiene che essi devono poter essere visibili e quantificabili in termini economici al fine di consentire all’impresa di avere informazioni utilizzabili per intraprendere azioni preventive volte a migliore le condizioni di lavoro dei propri dipendenti. Viene anche evidenziato che il costo dell’infortunio può anche dipendere dalla misura in cui i lavoratori sono considerati “risorse” a valore aggiunto. Maggiore è l’importanza dei dipendenti per l’impresa, più alta sarà l’attenzione verso una politica di promozione attiva della salute e sicurezza, in modo tale da permettere al personale di esprimere al meglio le proprie competenze e capacità lavorative. In secondo luogo, viene sottolineato che le spese per i miglioramenti delle condizioni legate alla sicurezza rappresentano dei veri e propri investimenti per i quali è necessario stimare accuratamente i benefici. A tal proposito, lo studio pone l’accento su come l’utilizzo sistematico di strumenti volti a determinare i costi e i benefici legati alla gestione della salute e sicurezza rappresenti una condizione essenziale per un buon management, il quale avrà le necessarie informazioni per pianificare investimenti e azioni future.

Bunn et al. (2001) analizzano il sistema di gestione della salute e sicurezza adottato da un’impresa multinazionale operante nel settore del trasporto. Tale modello mette in relazione la misurazione, analisi e gestione dei programmi dei singoli interventi con la produttività aziendale. Gli autori evidenziano che la chiave del successo del programma, che nel corso di un triennio ha permesso di ridurre il tasso di frequenza degli infortuni del 24% e di diminuire il tasso di fermo produzione del 34%, è stata l’adozione di un approccio iterativo di identificazione di opportunità, pianificazione degli obiettivi, sviluppo interventi e misurazione dei risultati che ha portato benefici in termini di produttività aziendale. Il programma è stato istituito dopo l'analisi dei dati economici e clinici dei dipendenti che hanno mostrato eccessivi costi legati agli eventi incidentali e un alto potenziale per la riduzione dei costi sanitari. Sulla base delle evidenze emerse nella fase di indagine, sono stati avviati una serie di sforzi volti a migliorare le condizioni di benessere dell’ambiente lavorativo, che hanno avuto un impatto significativo in termini di riduzione, sia dei costi diretti di assistenza sanitaria, sia di incremento del livello di produttività (misurata attraverso la diminuzione del tasso di assenteismo).

In anni più recenti sono stati pubblicati altri studi indirizzati a misurare i costi aziendali legati alla “non-sicurezza” (per approfondimenti su modelli per l’analisi dei costi degli infortuni si veda Battaglia et al., 2014; Frey et al., 2013). Tali studi sono caratterizzati per uno spiccato orientamento operativo e per la presenza di strumenti di gestione testati nel corso di ricerche empiriche. Secondo quanto raccolto nell’ambito della letteratura disponibile e sulla base delle caratteristiche degli strumenti proposti nei vari studi, le diverse voci di costo connessi alla salute e sicurezza sono state raggruppate in 3 principali categorie, rispetto alle quali è possibile identificare idonei strumenti di raccolta dati. La Tabella 1 riporta le 3 categorie di costi identificate, con alcuni esempi di voci di costo a queste riconducibili. Le prime due principali categorie sono strettamente connesse agli eventi incidentali e possono essere monitorati a livello di azienda mediante la costruzione di una scheda di calcolo dei costi degli infortuni (per approfondimenti Battaglia et al., 2014; Frey et al., 2013). A questi si aggiungono i costi riguardanti gli effetti negativi che gli stessi eventi incidentali possono produrre sull’immagine dell’impresa e sulla motivazione dei propri dipendenti (costi indiretti non monetari), e che possono essere quantificati mediante strumenti di rilevazione quali indagini di clima interno e analisi delle percezioni degli stakeholder.   

Tabella 1: Categorie di costi degli infortuni con alcuni esempi di voci di costo connesse

Costi diretti

monetari

Costi indiretti

monetari

Costi indiretti non monetari

Premi per assicurazione infortuni sul lavoro

Ore lavorate perse per analisi cause infortunio (indagini, ispezioni, ecc.)

Immagine aziendale verso gli stakeholder istituzionali

Ore lavorative perse per infortunio

Riparazione/sostituzione impianti ed attrezzature danneggiate

Reputazione aziendale rispetto ai partner commerciali

Mancata produzione dovuta a eventuali fermi impianto e attrezzature

Costi gestione personale (selezione, addestramento nuovo personale, stipendi per lavoro straordinario, ecc.)

Irrigidimento delle relazioni con le rappresentanze sindacali

Costi di messa in sicurezza dell’area

Multe/sanzioni connesse con l’evento incidentale

Motivazione dipendenti e clima aziendale

Trattamento sanitario personale infortunato

Aumento polizze assicurative

Capacità innovativa dell’azienda


A titolo di esemplificazione delle categorie di costo associate agli infortuni, in Tabella 2 sono presentati i risultati riguardanti la sperimentazione di una scheda dei costi degli infortuni effettuata in una grande azienda (circa 3.000 dipendenti) operante nel settore dell’igiene ambientale ( L’azienda, di cui per motivi di riservatezza non è possibile rilevare il nome, è di grandi dimensioni, opera su tutto il territorio nazionale e la proprietà è interamente privata) . Al proposito, il settore dell’igiene ambientale è particolarmente sensibile al tema della salute e sicurezza. Da un lato il lavoratore è strettamente a contatto con scarti, materiali già utilizzati e/o vetusti, sia di natura organica sia non-organica, potenzialmente intrisi di batteri o altri germi, che possono influenzare la salute del lavoratore stesso. Si tratta dei potenziali rischi derivanti da agenti chimici, fisici e biologici cui può essere soggetto il lavoratore (Giusti, 2009; INAIL, 2009, Kuijer et al., 2010). Dall’altra parte la complessità dell’ambiente di lavoro è notevolmente amplificata dal fatto che la raccolta dei rifiuti e lo spazzamento delle strade sono realizzati tramite molteplici modi: manualmente; con supporto di mezzi con grande capacità di carico; operazioni completamente meccanizzate, o infine operazioni meccanizzate con ausilio di operatori. In conseguenza di ciò occorre considerare che i mezzi utilizzati, oltre a trasportare persone e materiali, sono da equiparare a tutti gli effetti, ad attrezzature di lavoro. Pertanto, l’attività lavorativa non è svolta esclusivamente alla guida del veicolo, ma anche “con” le attrezzature (sistemi di sollevamento, compattatore, sistema meccanizzato di spazzamento) di cui il mezzo di trasporto è equipaggiato, e che contribuiscono a rendere l’ambiente lavorativo complesso.


Tornando allo strumento di analisi, esso misura sia i costi diretti e indiretti monetari connessi con ogni singolo evento infortunistico ed è stato predisposto da quanto presente in letteratura e condiviso con l’azienda tramite tre incontri organizzati allo scopo di condividere la metodologia di analisi migliore (Yin, 2003). I modelli di analisi iniziali, presi come riferimento e discussi, sono stati l’Incident Cost Calculator sviluppato dal The Workplace Safety and Health Council (Singapore) (https://www.wshc.sg/), il modello sviluppato in Baxter International (Koehler, 2001), il CERSSO’s model (Amador-Rodezno, 2005) e il modello di analisi dei costi impiegato in nove aziende danesi e basato sull’analisi delle attività (Rikharsson e Impgaard, 2005). Nello specifico, la scheda è composta da sette macro categorie che analizzano le modalità di gestione dell’infortunio. All’interno di ciascuna di esse sono inserite una serie dettagliata di voci (90 in totale) allo scopo di avere una misurazione del costo dell’infortunio più analitica possibile. La Tabella 2 riporta i risultati di sintesi della sperimentazione del calcolo degli infortuni su una quota parte degli infortuni avvenuti nell’azienda nel corso del 2013 e precisamene su un campione di 17 infortuni. Tali dati sono stati calcolati grazie alle informazioni a disposizione dell’ufficio risorse umane e rielaborate sulla logica della scheda di costo.

Gli infortuni analizzati fanno riferimento all’attività di raccolta e sono causati da salita/scesa da automezzo, movimentazione manuale carichi e scivolamento/inciampo. La scheda è stata sperimentata dall’azienda al fine di verificarne il grado e l’efficacia di utilizzo con l’obiettivo di estendere in futuro l’analisi a tutti gli infortuni. Il fine ultimo è riuscire a quantificare con un certo grado di attendibilità l’incidenza economica degli infortuni andando a completare il report inerente l’analisi delle cause dell’infortunio già in dotazione. Al contempo il dato economico può favorire la definizione di un quadro d’insieme degli infortuni grazie al quale progettare ed implementare azioni preventive di gestione e riduzione del rischio mirate sul dipendente (Frey et al., 2013).

Tabella 2: I risultati della sperimentazione della scheda di costo

Sezioni

Valore (€)

Prime fasi incidente

2.207,88

Denuncia INAIL e analisi infortunio

958,61

Gestione infortunio

20.796,70

Assunzione di nuovo personale

0,00

Gestione danni/interventi attrezzature

0,00

Ispezioni, sanzioni e penalità

0,00

Azioni correttive

0,00

Totale

23.963,20

Analizzando gli aspetti principali della sperimentazione, il costo medio per un infortunio di gravità bassa (prognosi media di circa 13 gg.) è pari a € 1.409,60, con un costo giornaliero ad infortunio pari a € 92,43. I dati evidenziano anche che la macro voce “Gestione infortunio” rappresenta da sola circa il 95% del costo totale. Questo risultato è dovuto a due principali elementi. Il primo è la presenza in essa del costo concernente la franchigia INAIL: tale costo deve essere pagato ogniqualvolta vi è l’assenza del lavoratore e rappresenta una delle voci di costo maggiori collegate all’infortunio. Il secondo invece riguarda la sottostima dei costi associati agli infortuni, in particolare per la parte dei costi indiretti, a causa di una certa difficoltà a recuperare le relative informazioni da parte dell’azienda. Al proposito, precedenti ricerche hanno mostrato la difficoltà a calcolare l’aumento del premio annuo che l’INAIL richiede alle aziende sulla base dei loro indici infortunistici (Frey et al., 2013; Rikharsson e Impgaard, 2005).


3. La misurazione dei benefici degli interventi in sicurezza

Strettamente collegato al tema degli infortuni sul lavoro, vi è Il tema della misurazione dei benefici degli investimenti in sicurezza. Esso si caratterizza per una molteplicità di possibili metodologie da applicare, quali la definizione di indicatori di sintesi, l’utilizzo di metodologie derivanti dall’economia sanitaria e la possibilità di analisi multidimensionali volte a misurare contemporaneamente differenti tipologie di benefici (riduzione dei costi, aumento della produttività, ecc.) (Drummond et al., 2005). Ad oggi, la letteratura non evidenzia l’esistenza di una soluzione ottimale quanto piuttosto pone l’accento sull’importanza di avere una rappresentazione/stima dei benefici più completa possibile, sia in termini monetari che non-monetari. In termini generali un beneficio può essere inteso come la somma di tutti gli effetti positivi che quella misura/intervento produce. Mentre la determinazione dei costi, come brevemente descritta nel paragrafo precedente, può essere “garantita” dalla presenza di un efficace sistema di contabilità analitica, tale “certezza” non può essere trasferita all’analisi dei benefici derivanti da iniziative ed investimenti di natura preventiva.

Infatti, se nella valutazione del successo economico di un’azienda e nella verifica dell’efficienza, della redditività e della produttività è solitamente stabilita una relazione di tipo monetario tra costi e investimenti produttivi effettuati, rispetto al tema della sicurezza la maggior parte degli elementi del beneficio, derivanti da una misura di promozione e prevenzione, possono essere difficilmente quantificati in termini monetari. Pertanto se la valutazione degli effetti monetari delle misure di sviluppo della sicurezza si tradurrebbe in risparmi, quali ad esempio un bonus ottenuto dall’ente assicurativo contro gli incidenti (a patto di poter risolvere il problema della causalità), dal punto di vista non monetario vi è il rischio che alcuni effetti, positivi ma anche negativi, non siano presi in considerazione.

Per questo motivo, nonché per misurare l’efficacia delle iniziative stesse, nel momento in cui si decide di  procedere alla pianificazione di misure per la promozione della sicurezza (e salute) sul posto di lavoro, occorre porsi la seguente domanda: "Quale obiettivo vogliamo realizzare attuando la promozione della sicurezza sul posto di lavoro?". Stabilire degli obiettivi di sicurezza e salute sul lavoro (ad esempio, il miglioramento della salute all’interno dell’azienda o la realizzazione di condizioni produttive più efficaci dal punto di vista della sicurezza) può rivelarsi utile allo scopo, da un lato, di dare una direzione specifica a tutti i provvedimenti e, dall’altro lato, di riuscire a formulare degli obiettivi dettagliati (sotto-obiettivi) per ogni singola misura specifica. La definizione di sotto-obiettivi, quali ad esempio la riduzione dell’assenteismo oppure un miglioramento del clima interno che, se da un lato costituiscono i parametri specifici degli obiettivi di sicurezza e salute sul lavoro, dall’altro sono importanti per il raggiungimento degli obiettivi aziendali, tra i quali profitti maggiori e competitività e pertanto devono essere esplicitamente formalizzati e comunicati in fase di presa della decisione e scelta dell’iniziativa/investimento. Questo aspetto riflette dunque la necessità di stabilire delle priorità nella fase di determinazione dei sotto-obiettivi relativi alla sicurezza sul lavoro e di tener conto dei potenziali effetti che può produrre una non adeguata valutazione dei riflessi delle iniziative di sicurezza sui macro obiettivi aziendali. Un’azienda deve pertanto stabilire quali azioni e combinazioni di azioni si rivelano più adatte ed efficaci e chiedersi in che modo i risultati ottenuti possono essere valutati e illustrati sia in termini monetari che non monetari in quanto le diverse dimensioni dell’obiettivo e del sotto-obiettivo possono richiedere modalità di registrazione e valutazione di differente natura. Infine è necessario anche valutare il problema dell’esatta attribuzione dei benefici alle specifiche misure. Il problema attributivo presuppone la conoscenza del rapporto di causa-effetto che può essere difficile da dimostrare poiché oltre ai fattori esterni (ad esempio lo stile di vita dei lavoratori) e ai fattori di incertezza legati al verificarsi di eventi futuri non ipotizzabili, il "gap" temporale tra realizzazione delle iniziative ed azioni e rilevazione degli effetti prodotti può creare delle difficoltà a stabilire una  relazione causale chiara. 

Fatte queste considerazioni introduttive, i possibili elementi che intervengono nel processo di stima dei benefici, e più in generale nella stima del rapporto costi/benefici e nelle costruzione dei connessi strumenti di analisi, possono essere raggruppati in quattro categorie. La prima categoria è rappresentata dall’entità dell’investimento in attrezzature, macchinari e formazione del personale. In questa macro area si possono rilevare due sotto-categorie: personale e attrezzature. Tali categorie, che possono essere suddivise a loro volta in iniziative specifiche, raccolgono le informazioni rispetto agli interventi in prevenzione attuati dall’impresa. Il focus dell’analisi è quindi l’intervento specifico effettuato dall’organizzazione e finalizzato a migliorare le performance di sicurezza. La sommatoria degli investimenti riguardanti più interventi e realizzati in un dato periodo rappresenta il totale delle spese sostenute dalla stessa organizzazione in prevenzione (ovvero il totale degli investimenti in salute e sicurezza). Una discriminante da questo punto di vista è il carattere aggiuntivo rispetto a quanto prescritto dalla normativa vigente. Per chiarire la questione possono essere formulati alcuni esempi: la formazione obbligatoria al personale effettuata in ottemperanza delle normative vigenti non può rappresentare un investimento in prevenzione da registrare tra le voci del modello, così come i costi per l’acquisizione dei DPI del personale. Diversamente l’adozione di strumenti di gestione specifici a carattere volontario (es. implementazione di un sistema di gestione della sicurezza), o la pianificazione ed effettuazione d’iniziative formative praeter legem in materia di sicurezza possono essere considerate tra gli investimenti in prevenzione.  

La seconda categoria misura il livello di efficacia dell’intervento in termini di minor costi quali ad esempio la riduzione del premio INAIL oppure la non applicabilità delle sanzioni amministrative. La terza prende in analisi l’aumento della produttività dei lavoratori (al proposito si veda Uegaki et al., 2007) dovuta essenzialmente all’innovazione tecnologica apportata nel processo produttivo, nei materiali e nelle attrezzature utilizzate. La quarta categoria infine analizza il miglioramento di aspetti intangibili quali la reputazione aziendale e/o la motivazione dei dipendenti. Queste ultime tre categorie rappresentano i potenziali benefici associabili all’intervento in sicurezza (Veerbeek et al., 2009). In termini generali, la scelta del modello e/o criterio da utilizzare dipende dall’obiettivo dell’intervento e dalla tipologia di analisi che si desidera svolgere. I metodi di analisi e si stima implementabili si differenziano per la misurazione del beneficio (monetario, non-monetario, entrambi) e una loro corretta applicazione richiede la presa in considerazione di differenti criteri di analisi (Drummond et al., 2005). Rispetto a questi ultimi un esempio, oltre alla già citata stima del tempo entro cui si manifesteranno i benefici, è l’applicazione di un’analisi di sensibilità al fine di garantire e verificare l’attendibilità dei risultati ottenuti (Drummond et al., 2005; Tompa et al., 2006). Inoltre per una corretta stima dei benefici può essere auspicabile prendere in considerazione contemporaneamente differenti metodi di analisi (come per esempio l’analisi costo-efficacia e l’analisi costi-benefici) che permettano di analizzare il risultato conseguito da differenti e complementari punti di vista. Rispetto all’applicazione di tali metodi in ambito della salute e sicurezza sul lavoro, le ricerche svolte ad oggi si sono caratterizzate per un progressivo miglioramento metodologico, dovuto essenzialmente ad una disponibilità maggiore di dati nonché allo sviluppo di metriche per la misurazione degli effetti non-monetari (Proper et al., 2004; Tompa et al., 2006; Uegaki et al., 2010).

Per terminare la breve disamina, le informazioni di costo e di benefico possono essere anche utilizzate ai fini del calcolo di un indice, indirizzato a stimare il rendimento economico derivante dell’impegno in prevenzione, chiamato ROP (Return on Prevention). Esso esprime il rendimento del capitale investito in attività di prevenzione ed è calcolato rapportando i benefici economici e non economici derivanti dall’attività di prevenzione con i costi economici sostenuti per lo svolgimento delle iniziative stesse. Il suo valore indica il rendimento per ogni € investito in attività di prevenzione (per un’applicazione sperimentale dei concetti del ROP si veda la ricerca dell’International Social Security Association (ISSA) del 2011).


4. Conclusioni

Il presente lavoro ha avuto quale obiettivo quello di compiere alcune considerazioni riguardanti il tema della misurazione dei costi della “non sicurezza” e dei benefici connessi alle iniziative di investimento e prevenzione della sicurezza sui luoghi di lavoro. Dal punto di vista organizzativo, data la complessità dell’argomento è opportuno che vi siano alcune condizioni che permettano la reale ed efficace applicabilità degli strumenti di analisi dei costi e di analisi dei benefici. La prima condizione riguarda l’importanza di sperimentare le analisi per un periodo sufficientemente lungo al fine di valutare appieno i benefici degli interventi realizzati, in particolare per quanto riguarda gli aspetti collegati agli elementi non monetari. La seconda riguarda la necessità di integrare i nuovi modelli con gli altri strumenti decisionali riguardanti la gestione della salute e sicurezza presenti in azienda al fine di facilitare le analisi e la raccolta dei dati. La terza fa riferimento alla necessità di collaborazione tra le funzioni prevenzione e sicurezza, risorse umane, controllo di gestione per raccogliere le informazioni, monetarie e non-monetarie, necessarie. Infine il quarto requisito riguarda la formazione e sensibilizzazione del personale sul ruolo e funzione delle analisi riguardanti i costi degli infortuni, i benefici e i modelli costi/benefici degli interventi in materia di sicurezza. In chiusura è opportuno ricordare che il fine non è considerare la sicurezza sul lavoro come un “elemento economico” quanto piuttosto avere dei criteri guida che consentano di misurare con maggiore accuratezza le scelte da fare mostrando l’importanza di realizzare investimenti in prevenzione che siano convenienti dal punto di vista economico, sociale ed etico.

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