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Terre e rocce e materiali da scavo

Le novità per piccoli cantieri introdotte dal cosidetto "decreto del fare" (decreto n 69/2013)

23 giugno 2014

Le novità per i piccoli cantieri sono state introdotte dal cosiddetto decreto del fare all’art. 41-bis e successiva legge di conversione nr. 98 del 9 agosto 2013.

Fatte salve le disposizioni regionali vigenti, ove applicabili, Il campo introdotto dalle novità legislative citate deriva dall’interpretazione di quanto disposto dai commi 1 e 5 del novellato articolo 41-bis.

Il primo comma stabilisce infatti che la fattispecie si applica "in relazione a quanto disposto dall'articolo 266, comma 7, del Dlgs 152/2006" , articolo che prevede l'emanazione di un decreto per la semplificazione degli oneri dei piccoli cantieri, ad oggi ancora non emesso,  e quindi i piccoli cantieri che producono meno di 6mila mc di materiale.

Il comma cinque prevede poi che tutte le disposizioni precedenti si applicano anche ai materiali da scavo derivanti da attività ed opere non rientranti nel campo di applicazione del comma 2-bis dell'articolo 184-bis (si veda sopra l'articolo 41, comma 2).

La nuova disciplina si applica quindi a tutti i materiali derivanti da attività/opere non sottoposte a valutazione d'impatto ambientale (Via) o autorizzazione integrata ambientale (Aia).

Pertanto applicando la fattispecie sopra rappresentata, In deroga a quanto previsto dal regolamento sul riutilizzo dei materiali da scavo (Dm 161/2012), i materiali da scavo prodotti nel corso di attività e interventi autorizzati in base alle norme vigenti, sono sottoposti al regime di cui all'articolo 184-bis del Dlgs 152/2006 (sottoprodotti e non rifiuti) se il produttore dimostra:  

a) che è certa la destinazione all'utilizzo direttamente presso uno o più siti o cicli produttivi determinati; 

b) che, in caso di destinazione a recuperi, ripristini, rimodellamenti, riempimenti ambientali o altri utilizzi sul suolo, non sono superati i valori delle concentrazioni soglia di contaminazione (Csc) dell'allegato 5 alla parte IV del Dlgs 152/2006 (Bonifiche di siti contaminati), con riferimento alle caratteristiche delle matrici ambientali e alla destinazione d'uso urbanistica del sito di destinazione e i materiali non costituiscono fonte di contaminazione diretta o indiretta per le acque sotterranee, fatti salvi i valori di fondo naturale; 

c) che in caso di destinazione ad un successivo ciclo di produzione l'utilizzo non determina rischi per la salute né variazioni delle emissioni; 

d) che non è necessario sottoporre i materiali da scavo ad alcun preventivo trattamento, fatte salve le normali pratiche industriali e di cantiere.

Tali condizioni vanno attestate dal proponente o dal produttore tramite dichiarazione resa all'Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) ai sensi del Dpr 445/2000, precisando: 

a) quantità destinate all'utilizzo;

b) i l sito di deposito e i tempi previsti per l'utilizzo (che non possono comunque superare un anno dalla data di produzione, salvo il caso in cui l'opera nella quale il materiale è destinato ad essere utilizzato preveda un termine di esecuzione superiore).

Le eventuali modifiche vanno comunicate al Comune del luogo di produzione entro 30 giorni.

Le attività di scavo e di utilizzo devono essere autorizzate in conformità alla vigente disciplina urbanistica e igienico-sanitaria.

Il completo utilizzo va poi confermato alle stesse autorità del luogo di produzione e di utilizzo. 

La norma precisa poi che qualora previsto, il trasporto dei materiali da scavo come sottoprodotto deve essere accompagnato:

a) dal documento di trasporto o

b) da copia del contratto di trasporto o

c) dalla scheda di trasporto (Dlgs 286/2005)

 

 

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